Laurea Vendesi
“Vendo laurea causa inutilizzo. Un ritaglio di carta rettangolare utile se non altro a seguito di esigenze corporali per l’igiene intima”. La provocazione viaggia sul web, su www.Kijiji.it, sito di annunci gratuiti, tra i quali oltre 45.000 sono di lavoro.
Autore della protesta è un giovane disoccupato: Stefano Lento, 26 anni, napoletano, da un anno laureato in architettura. Per ora solo stage, poco o per nulla retribuiti. Come riporta il Corriere.it: “E’ un anno che non faccio altro che passare da un stage a un altro – afferma Stefano – il più delle volte si tratta di stage gratuiti o con al massimo un rimborso spese che va dai 200 ai 300 euro. Così è difficile andare avanti, a volte ho anche provato a cercare altro, ma vorrei cominciare a investire su me stesso svolgendo la professione per cui ho studiato. La condizione di precarietà diffusa, però, non me lo consente. E allora che me ne faccio della laurea? Questo il motivo del mio annuncio che vuole essere chiaramente una provocazione. Figurate se qualcuno è interessato ad acquistare una laurea”.
Una situazione difficile, confermata oltre che dai dati Istat, anche dal Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che proprio recentemente ha dichiarato:”In passato la laurea significava automaticamente posto fisso. Poi il mercato è cambiato, sono entrate India e Cina, e ora laurea uguale posto fisso è diventata un’illusione”.
Quale allora la ricetta per uscire da questa impasse? Idee, formazione altamente specializzata, investimenti in Università e ricerca, una riforma del lavoro con un occhio per chi sta entrando nel mercato. Tutti punti da cui partire, che sono però la diretta conseguenza di una diversa considerazione del Paese, presente e futuro, da parte di tutta la Politica che comanda.

Il padre lo ha definito un “omicidio di stato”. Sono parole forti, nate dal dolore di un uomo che ha perso il figlio, studente modello, laureato con lode in Filosofia della conoscenza e della comunicazione e dottorando a fine corso a Palermo.
Nessun grande successo per l’Italia nell’annuale classifica delle eccellenze Qs World University Rankings realizzata da Quacquarelli Symonds.
Il lavoro scarseggia e il futuro dei giovani si fa sempre più difficile. Forse è questa la ragione del boom di iscrizioni negli atenei italiani. Dalle grandi statali come Palermo (ne abbiamo parlato nell’articolo 



Se digitate su Facebook la frase “No al numero chiuso” appariranno una decina di gruppi studenteschi: No al numero chiuso! Sì al diritto allo studio, Il diritto allo studio è sacro, no al numero chiuso, No ai corsi ad accesso programmato e altri che recitano più o meno allo stesso modo. I primi due gruppi contano rispettivamente 1.500 e 700 membri, tanto per far capire le dimensioni della protesta.