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Laurea Vendesi

di Maria Teresa Melodia

cartello-vendesiVendo laurea causa inutilizzo. Un ritaglio di carta rettangolare utile se non altro a seguito di esigenze corporali per l’igiene intima”. La provocazione viaggia sul web, su www.Kijiji.it, sito di annunci gratuiti, tra i quali oltre 45.000 sono di lavoro.

Autore della protesta è un giovane disoccupato: Stefano Lento, 26 anni, napoletano, da un anno laureato in architettura. Per ora solo stage, poco o per nulla retribuiti. Come riporta il Corriere.it: “E’ un anno che non faccio altro che passare da un stage a un altro – afferma Stefano – il più delle volte si tratta di stage gratuiti o con al massimo un rimborso spese che va dai 200 ai 300 euro. Così è difficile andare avanti, a volte ho anche provato a cercare altro, ma vorrei cominciare a investire su me stesso svolgendo la professione per cui ho studiato. La condizione di precarietà diffusa, però, non me lo consente. E allora che me ne faccio della laurea? Questo il motivo del mio annuncio che vuole essere chiaramente una provocazione. Figurate se qualcuno è interessato ad acquistare una laurea”.

Una situazione difficile, confermata oltre che dai dati Istat, anche dal Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che proprio recentemente ha dichiarato:”In passato la laurea significava automaticamente posto fisso. Poi il mercato è cambiato, sono entrate India e Cina, e ora laurea uguale posto fisso è diventata un’illusione”.

Quale allora la ricetta per uscire da questa impasse? Idee, formazione altamente specializzata, investimenti in Università e ricerca, una riforma del lavoro con un occhio per chi sta entrando nel mercato. Tutti punti da cui partire, che sono però la diretta conseguenza di una diversa considerazione del Paese, presente e futuro, da parte di tutta la Politica che comanda.

Data: 16 settembre 2010

Milano Statale: + 20%

di Giulia Cimpanelli

Etudiant

18,7% in più rispetto al 2009: stiamo parlando degli immatricolati al 14 settembre alla Statale di Milano, un vero e proprio boom che conferma le tendenze di cui avevamo già parlato (Tutti all’università, Boom di matricole)

Ma quel che stupisce è che sono state le in passato tanto abbandonate facoltà scientifiche ad incrementare esponenzialmente: 26% in più ad Agraria, 22,9 a Scienze matematiche, fisiche e naturali e 25% a Fisica (da 115 a 144).

Ma anche in tutte le altre facoltà, nessuna esclusa, gli iscritti sono aumentati.

Il rettore chiede cautela perché il periodo di immatricolazioni è ancora aperto ma i numeri e l’andamento generale in tutta Italia lasciano presagire che le matricole aumenteranno ulteriormente

Data: 15 settembre 2010

Dottorando senza sbocchi si uccide in facoltà

di Claudia Cervini

università di palermo_homeIl padre lo ha definito un “omicidio di stato”. Sono parole forti, nate dal dolore di un uomo che ha perso il figlio, studente modello, laureato con lode in Filosofia della conoscenza e della comunicazione e dottorando a fine corso a Palermo.

Norman Zarcone, ventisettenne palermitano, si è suicidato buttandosi dal settimo piano della facoltà. “Colpa dei baroni” racconta il padre al Corriere della sera “i prof gli dicevano che non c’erano sbocchi, pare che in un paio di riunioni dei dottorandi non lo avessero neanche convocato. Qualche sera fa aveva confessato agli amici di sentirsi un fallito”.

Norman, giornalista pubblicista che amava le lettere, suonava il piano e la chitarra e coltivava il sogno di diventare ricercatore, prima di buttarsi lascia un appunto “la libertà di pensare e anche la libertà di agire”.

Il padre chiude con questo appello “Presidente Lombardo, rettore, ministro Gelmini: cosa farete per togliere potere ai “baroni” e ridare dignità a questi ragazzi?”

Una tragica notizia di cronaca che torna a far parlare di un’università che concede poco futuro ai nostri giovani cervelli.

Data: 15 settembre 2010

La Gelmini s’è scordata il Cnsu

gelmini

Che ne è del parlamentino studentesco? Eletto ormai quattro mesi, il ministro Gelmini non lo convoca ancora. E l’organismo consultivo di rappresentanza studensca, da solo, non si può certo convocare.

Se lo chiede, con una lettera aperta inviata ai giornali, Elena Maisto, rappresentante eletto e membro dell’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani-Adi. Eccone il testo:

Dopo il clamoroso ritardo con cui è stato emanato il decreto ministeriale di nomina degli eletti, ci ritroviamo nella spiacevole situazione di dover
constatare come ad oggi ancora non ci siano cenni di convocazione
della prima riunione.
La situazione comincia ad essere imbarazzante anche in vista dei
delicati passaggi parlamentari del Disegno di legge sull’università,
sul quale il CNSU potrebbe e dovrebbe esprimere considerazioni e
proposte. Interventi del genere necessiterebbero di partecipazione e
condivisione, che proprio luoghi come il CNSU dovrebbero assicurare.
Anche Lei sostenne questa tesi quando, all’indomani delle elezioni,
indicò, incautamente, nell’esito del voto un segnale positivo per le
Sue riforme in materia di Università e Ricerca.
In tale contesto, continuare a procrastinare la convocazione della
prima riunione del CNSU corrisponderebbe, invece, ad una sua totale
delegittimazione.
A ciò vanno aggiunte le esigenze indubbiamente più pratiche, ma
particolarmente sentite all’inizio di un anno accademico, di una
pronta calendarizzazione degli incontri annuali del CNSU, così come
stabilito dall’art. 9 del Regolamento, e di una immediata conoscenza
della futura composizione del CUN ex art. 17 del Regolamento stesso,
al fine di un’efficace organizzazione in vista delle future scadenze.
Nella convinzione che questa richiesta troverà al più presto riscontro, Le porgo distinti saluti“.

Data: 13 settembre 2010

World University Rankings: male l’Italia

di Giulia Cimpanelli

imagesNessun grande successo per l’Italia nell’annuale classifica delle eccellenze Qs World University Rankings realizzata da Quacquarelli Symonds.
Per la prima volta la medaglia d’oro è andata a un ateneo britannico, quello di Cambridge, che ha sorpassato la statunitense Harvard.

Le prime dieci posizioni della classifica sono come sempre occupate da realtà statunitensi e britanniche e per trovare un ateneo nostrano bisogna scorrere la classifica fino al 176° posto dove si piazza l’Alma mater di Bologna, che perde due posizioni rispetto allo scorso anno.
Recupera 15 posizioni, invece La Sapienza di Roma, centonovantesima. Gli altri atenei italiani sono tutti nella seconda metà della top 500: Padova (261°), Politecnico di Milano (295°), Pisa (300°), Firenze (328°), Pavia (363°). Solo dopo il quattrocentesimo posto si piazzano le università di Trento, Trieste, Roma Tor Vergata, Federico II di Napoli; oltre il 450° il PoliTo, l’ateneo di Siena, le statali di Torino e di Milano.
Ancora Bologna si distingue nella sottoclassifica per il settore disciplinare artistico/umanistico al 46° posto. Il PoliMi si accaparra il 63° in quello tecnologico, la Sapienza un ottimo 30° in campo scientifico e, unico ateneo privato italiano in classifica, Bocconi il 48° nell’ambito delle scienze sociali.

Data: 8 settembre 2010

Boom di matricole

di Giulia Cimpanelli

matricoleIl lavoro scarseggia e il futuro dei giovani si fa sempre più difficile. Forse è questa la ragione del boom di iscrizioni negli atenei italiani. Dalle grandi statali come Palermo (ne abbiamo parlato nell’articolo Tutti all’università) alle private come la Luiss ai collegi d’eccellenza come il Sant’Anna di Pisa l’immatricolazione impazza. E sembra quasi non esserci abbastanza posto per tutti i richiedenti.

Un fenomeno è certo: le famiglie italiane sono più disposte agli sforzi economici e cercano di motivare i figli alla scelta degli studi universitari dopo il diploma. E sono sempre meno quelli che dopo la maturità decidono di affrontare direttamente il mondo del lavoro.

I numeri parlano chiaro: alla Luiss le domande di ammissione ai corsi di laurea triennale e a ciclo unico per il test di settembre sono aumentate del 17,6% e quelle per i corsi di laurea magistrale del 33% per un totale di 4.020 domande per 1.300 posti disponibili.

Alla Sant’Anna di Pisa sono 1.073 i ragazzi iscritti alle preselezioni per 47 posti, circa il 10% in più rispetto al 2009.

Ma tra cinque anni ci saranno posti di lavoro per l’uscente esercito di neolaureati?

Data: 7 settembre 2010

Italia, Paese di serie C

di Maria Teresa Melodia

calcioC: avete letto bene. Alessandro Rosina, docente di Demografia e autore insieme a Elisabetta Ambrosi del saggio Non è un paese per giovani (Marsilio), dal sito La Repubblica degli Stagisti, definisce l’Italia un Paese di serie C, quando si guarda al Meridione, di serie B nel caso del Nord. La serie A? Di certo è fuori dai confini nazionali, dove ci sono invece le opportunità che mancano in un Paese per giovani che deve ancora arrivare, che si aspetta, benchè le potenziali ci siano. Un Paese nel quale il flusso migratorio Sud–Nord si acuisce: “Secondo i dati Istat, tra i laureati meridionali che a tre anni dal conseguimento del titolo hanno un lavoro, il 40% si trova al Nord. Di questi, circa quattro su dieci hanno ottenuto una votazione di 110 su 110”, sottolinea Rosina. E così, chi è in C (il Sud) vuole passare in B (il Nord), chi è in B, in gamba e di talento, vuole andare in A, e allora? Succede che parte, per approdare nel mercato internazionale e aggiungersi ai cervelli in fuga, come ha ricordato di recente Irene Tinagli.

E succede che i talenti arrivati in serie A non vogliano più retrocedere. Davanti a loro “maggiori guadagni, ma anche la maggior disponibilità di risorse e finanziamenti per svolgere al meglio il proprio lavoro, oltre che il maggior riconoscimento delle capacità dei singoli e un progresso di carriera più trasparente e meritocratico”, prosegue Rosina.

Ma possibile che le capacità non vengano valorizzate, che, per usare un termine calcistico, la campagna acquisti migliore la facciano gli altri? “Maggior investimento in ricerca e sviluppo; un welfare che promuova i comportamenti virtuosi dei singoli; un mondo del lavoro meno ingessato ed inefficiente; un sistema culturalmente più aperto all’innovazione e alla formazione del capitale umano”, è la risposta del docente. In sintesi: attenzione alla qualità del capitale umano e alla sua valorizzazione per una maggiore competitività.

E chi di dovere se ne rende conto? L’ultimo “fuggito” lo racconta La Provincia Di Varese: Pietro Ceccuzzi, 32 anni, laureato, specializzato, ricercatore dell’università dell’ Insubria di Varese. Ha detto basta: piuttosto che la fame da biologo, meglio andare nella vicina Svizzera a lavorare come maestro in una scuola media per 3.000 franchi.

Data: 7 settembre 2010

eCampus, Ionesco in cattedra

FormulaCollege

Svelato l’arcano della formula college dell’università eCampus di Novedrate, l’ateneo del fondatore di Cepu, Francesco Polidori.

“Vivi l’università come in un college americano”, strilla la nuova versione della gigantesca campagna pubblicitaria, oggi presente, a pagina intera, su Repubblica, di cui riproduciamo un dettaglio.

“Con la guida di un tutor”, vi si spiega, “segui tutti i giorni le lezioni preparate dai professori (grassetto nostro, ndr). Il programma è formulato in modo da agevolare l’apprendimento delle materie universitarie e prevede anche attività extradisciplinari a completamento della tua formazione”.

Dunque, un’università che per legge è a distanza, cioè un ateneo telematico, propone la frequenza a tempo pieno e una didattica frontale affidata ai tutor che spiegano le lezioni preparate da docenti universitari.
Avremo degli studenti telematici che studiano fisicamente tutto l’anno a Novedrate, scaricando slide dai loro pc su cui si prepareranno seguiti da alcuni tutor (dell’ateneo o che arriveranno in convenzione con Cepu?), per poi farsi esaminare, in presenza, da quei professori di cui hanno studiato gli appunti e i testi adottati.

Eugène Ionesco, buonanima, non sarebbe riuscito a fare meglio.

Data: 6 settembre 2010

Under 35 convocati a Torino

di Maria Teresa Melodia

small_logo thinkingpot_jpgIl capoluogo piemontese, capitale dei Giovani per l’anno 2010, dedica cinque giorni ai ragazzi under 35. Dall’8 al 12 settembre, nel centro di Torino, tra il Lingotto, il Politecnico e il cortile di Palazzo Carignano, va in scena infatti “Thinking pot – Diritto al futuro”, meeting aperto ai giovani di tutta Europa.

I protagonisti saranno coloro che reclamano il proprio diritto al futuro, che in questa occasione potranno incontrarsi, parlare e mettersi in gioco attraverso le loro idee e proposte.

In programma eventi ed incontri. Dopo la prima giornata d’accoglienza, il 9 settembre parte con l’intervento Quo vadis Europa? dello storico Donald Sasson, che rifletterà sull’identità dell’Europa passata, presente e futura. La giornata del 10 punta invece l’obiettivo sul lavoro con 3 career day dedicati ai green jobs, ai social jobs e ai web jobs, proseguendo con un business game a squadre con un iPAD in premio per il vincitore. Infine, sabato 11 tocca a personaggi del giornalismo e della letteratura che si interrogheranno sul tema “Diritto al futuro”. Tra gli ospiti spiccano David Bainbridge, docente presso l’Università di Cambridge, e Riccardo Iacona, noto conduttore e giornalista d’inchiesta della televisione italiana.

Per tutte le informazioni, potete visitare il sito www.thinkingpot.eu

Data: 3 settembre 2010

Cercasi hostess per party di saluto

di Maria Teresa Melodia

hostess (2)“Le hostess, evidentemente, vanno forte in questo periodo”, ironizza Il Corriere.it, che racconta di un’azienda di Varese che si occupa di servizi cimiteriali in cerca di una ragazza da assumere part time nei campisanti intorno a Milano, per dar conforto ai parenti del caro estinto nell’ultimo saluto alla vita terrena. La paga? Otto euro all’ora.

Come riporta il Corriere, nel sito Infojobs, che rimanda all’agenzia di lavoro interinale Randstad, appare la descrizione dell’offerta pubblicata online: “Ricerchiamo una hostess che si occupi di accogliere i parenti dei defunti e di accompagnarli alla tomba in occasione dell’esumazione della salma. La risorsa dovrà fornire un supporto ai parenti del defunto e dovrà essere in grado di non farsi coinvolgere emotivamente dalle situazioni. Orario di lavoro è part-time, 3 ore e mezzo al giorno da martedì a venerdì. Possibilità di utilizzo dell’auto aziendale per gli spostamenti tra i cimiteri”.

E dall’interinale la unit manager ha raccontato: “Abbiamo ricevuto già 50 curricula in cinque giorni”.Tra i requisiti fondamentali? Naturalmente le qualità psicologiche. “Deve essere una persona predisposta a questo tipo di circostanze. Non fredda ma professionale. Potrebbe avere, per esempio, esperienza come infermiera o operatrice socio-assistenziale”, ha puntualizzato la manager, sottolineando: “Non si tratterà, nel futuro, di accompagnare i parenti nell’esumazione della salma, ma se l’idea funziona, di organizzare una sorta di party di saluto, come avviene negli Stati Uniti”.
Nuovi lavori dell’altro mondo, pur sempre precari…

Data: 3 settembre 2010

Dall’Udu a Facebook: il no al numero chiuso

di Claudia Cervini

facebuduSe digitate su Facebook la frase “No al numero chiuso” appariranno una decina di gruppi studenteschi: No al numero chiuso! Sì al diritto allo studio, Il diritto allo studio è sacro, no al numero chiuso, No ai corsi ad accesso programmato e altri che recitano più o meno allo stesso modo. I primi due gruppi contano rispettivamente 1.500 e 700 membri, tanto per far capire le dimensioni della protesta.

Ieri, a Catania, il sindacato studentesco Udu (Unione degli universitari) ha organizzato un sit-in contro l’accesso programmato, segnalato sempre su Facebook tra gli eventi.

Proprio l’Udu quest’anno ha anche redatto l’opuscolo “test sicuro” per tutelare gli studenti dalle irregolarità riscontrate durante la prova d’ammissione e indicare le modalità per fare ricorso, come riporta La Repubblica del 1° settembre. Il testo, una sorta di vademecum, è stato distribuito davanti alle aule.

Innanzitutto le situazioni sospette durante lo svolgimento della prova devono essere segnalate, si legge sull’opuscolo, se nessuno interviene lo studente potrà rivolgersi alle forze dell’ordine. In caso di mancato superamento del test si può far ricorso al Tar del Lazio entro 60 giorni dalla pubblicazione delle graduatorie. L’Udu inoltre, come riporta la testata di Ezio Mauro, da diversi anni promuove ricorsi collettivi per studenti che non sono stati ammessi ai corsi, per dare loro la possibilità di entrare in “sovrannumero”. Questo perché l’Udu ritiene il sistema lesivo del diritto allo studio , oltre che privo di efficacia. “È una selezione che ha fallito sotto tutti i punti di vista. Ci sono molti modi per superarlo, ma per farlo dobbiamo guardare all’interesse collettivo e staccarci dagli interessi particolari degli ordini professionali, gli unici che hanno tratto vantaggio dal numero chiuso”.

Data: 2 settembre 2010

Test d’ingresso? Una lotteria

di Giulia Cimpanelli

testingress

Dallo stato alla lotteria: è questa l’immagine che Beppe Severgnini, nell’editoriale del Corriere di oggi, utilizza per inquadrare il cambiamento di modalità nell’accesso accademico tra ieri e oggi. “Un tempo i ragazzi italiani lottavano per entrare in aule affollate; oggi affrontano quiz esoterici”, commenta.

Tre, secondo il giornalista, le problematiche che affliggono il fatidico “numero chiuso”: non si tiene conto dei risultati delle superiori, i test non affiancano colloqui attitudinali ma li sostituiscono (e come cita l’editoriale “…ogni professione richiede predisposizione e passione – e con i quiz non si vedono.”), terzo, il sistema non tiene conto delle necessità che cambiano, se trent’anni fa venivano “sfornati” troppi medici, oggi ce ne sono troppo pochi.

La soluzione proposta nell’editoriale? Un sistema che preveda accesso libero con barriera al secondo anno. Ma qui subentrano le ben note difficoltà relative alla carenza di spazi che contengano grandi folle sia all’interno delle strutture universitarie che in collegi e residenze.

E, come abbiamo accennato nell’apertura dell’ultimo numero di  CampusPRO, sorge il dubbio che il fenomeno test sia anche un’ottima occasione per gli atenei di “far cassa” e per agevolare società e consorzi specializzati del settore. Il fatto che intorno al sistema si muova ogni anno un indotto di circa 50 milioni di euro potrebbe levare ogni dubbio sul perché, per esempio, dei test valutativi non selettivi.

La conclusione di Severgnini sull’argomento riassume in maniera esemplare quello che tutti si augurerebbero ma che l’Italia non accenna neanche lontanamente: “La Repubblica fondata sullo stage ai suoi figli dovrebbe almeno offrire un’università serena e una speranza vera”.

Data: 2 settembre 2010
Campus
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