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Un Espresso senza crema

espressoOKL’Espresso in edicola da venerdì scorso fa un affondo sull’università privata, mescolando atenei convenzionali e a distanza, la San Pio V e la Giustino Fortunato, per spiegare come, sostanzialmente, drenino risorse pubbliche e in grande quantità.
L’articolo è  firmato dal caporedattore, Daniela Minerva, e dalla brava Letizia Gabaglio, giornalista scientifica, che spesso scrive di università.
Accanto a molte cifre, qualche notazione polemica (su Kore e Lum Jean Monnet) ecco che ci si addentra nell’universo telematico, per ridire sostanzialmente cose note: in tutte, ma proprio  tutte, le università a distanza ci sono solo 42 docenti di ruolo e dovrebbero essercene 700.
Viene citato anche eCampus ma semplicemente per rievocare la celebre visita di Berlusconi nel luglio scorso. E commettendo un errore grossolano: si dice che ci fosse anche la Gelmini. La ministra, invece, se ne guardò bene: anche perché di visita privata si trattò.
Insomma, di eCampus, l’Espresso decide sostanzialmente di non scrivere. Rimanda al sito, per un succulento racconto verità della giornalista Tiziana Moriconi, che si è finta una studentessa e ha fatto una capatina a Novedrate.

Non una riga, su carta, dei rapporti fra eCampus e Cepu, delle vicende societarie del gruppo di Polidori ma una asettica definizione: “l’università telematica di Francesco Polidori, fondatore del Cepu”.

Nell’ampio servizio poi un decalogo anti truffe e un box sulle lauree all’indice, con intervista al Cimea. Si fanno vari esempi, Yorker University, la Popolare S.Tommaso, solo alcune delle 143 istituzioni che diffondono titoli irregolari o di nessun valore.  Come la mitica università libera di Herisau, la cui laurea-fake è venduta nelle agenzie Cepu di tutt’Italia tramite Scuola radio elettra, come ha rivelato Campus. Le stesse agenzie,  come conferma Moriconi, propongono i corsi di eCampus.  Peccato che l’Espresso non l’abbia scritto.

Dal mitico settimanale, ci si poteva aspettare un po’ più di coraggio. E non che le notizie, nell’ultimo anno, fossero mancate. Le hanno date Campus, CampusPRO, ItaliaOggi e Milano Finanza.

Dell’Espresso, stavolta, è mancata la crema.

Data: 30 settembre 2010

La Crui, riforma rottamata

declevaStanno rottamando la riforma dell’università. Lo ha detto, pochi minuti fa, il numero uno dei rettori italiani (e magnifico della Statale di Milano) Enrico Decleva.

Colpa, della “calendarizzazione in aula (della Camera, ndr) per il 14 ottobre del Ddl di riforma dell’Università”, ha scritto in una nota della Conferenza dei rettori-Crui,  “ alla vigilia cioè dell’inizio della Sessione di Bilancio, se confermata, equivale molto probabilmente, nella situazione politica che stiamo attraversando, alla rottamazione del provvedimento”.

Non ci sarebbero i tempi e, Decleva non lo esplicita, le possibili elezioni anticipate – eventualmente  a marzo 2011 – farebbero il resto. Dopo di ché, finita la legislatura, si dovrebbe ricominciare da capo.

Secondo Decleva  “forse non ci si rende conto degli effetti che ne verrebbero anche rispetto alla protesta dei ricercatori in quel che essa ha di legittimo e di giustificato, ma che può trovare soddisfazione all’interno della legge in discussione, modificata nei termini condivisi ampiamente emersi, non certo nel suo tracollo”.

Il conseguente vuoto legislativo potrebbe per contro, prosegue il presidnte Crui, “prolungarsi di nuovo per anni, bloccando, tra l’altro, le procedure sul reclutamento che interessano tanti giovani studiosi meritevoli”.

Data: 30 settembre 2010

Buona fortuna a Week, ma…

coverWeek

Si chiamerà Week e avrà un sottotitolo importante: “Giornale per chi è nato dopo il 1 gennaio 1970″ .  Dal 5  novembre in edicola Week è il nuovo settimanale diretto (ed editato) da Mario Adinolfi, blogger ma anche già candidato alle ultime primarie nazionali del Pd e noto per aver fatto piangere Anna Falchi in tv,  ospite al Tornasole di Andrea Pezzi.

Week vuol raccontare/rappresentare la generazione degli esclusi, nell’Italia dall’ascensore sociale rotto. Un settimanale da battaglia insomma, nel Paese antimeritocratico delle consorterie e degli iper-garantiti, che non è per giovani, come abbiamo spesso ripetuto.

Premesse interessanti. Sono temi autentici, su cui anche Campus ha cercato di dire qualcosa negli ultimi anni. Quindi buona fortuna a Week.

L’unico dubbio riguarda proprio la formula del post-1970. Che pare un vizio d’origine: a 40 anni non si è più giovani. Da un pezzo. E continuare ad equivocare su ciò, porta solo acqua al mulino di chi non vuol cambiare un’unghia.

Un  vezzo/vizio  tipico dell’area culturale da cui Adinolfi proviene: come non ricordare che l’esordio politico dell’avvocato (allora) 39enne Debora Serracchiani fu salutato da L’Unità con la frase “questa ragazza ha battuto Berlusconi”.

O come Vedrò, il think tank-kermesse promossa da Enrico Letta, giunta alla quinta edizione, e il cui target invecchia con l’avanzare dell’età del suo fondatore: per trentenni, per quarantenni, fra qualche anno inevitabilmente per 50enni.

No, sono i giovani a dover fare le loro battaglie. O niente cambierà

Data: 27 settembre 2010

Caro Ministro, ha notato quella pubblicità?

gelminiUn tempo le pubblicità di Mr. Cepu, riferite alla sua università privata di Novedrate, usavano un claim piuttosto aggressivo: “Iscrizioni aperte tutto l’anno”. Oppure esaltavano l’assenza di test di ingresso.
Da quest’anno i creativi di Borgo San Sepolcro (Arezzo), sede centrale del Gruppo Cepu, hanno deciso di non esaltare troppo questa elasticità amministrativa e, zitti zitti, han preso a far pubblicità, un giorno sì e l’altro pure, sui principali giornali italiani, col pretenzioso slogan: “L’università del futuro è online”.
Ovviamente, se loro vedono così lontano, se hanno una vision di questa portata sono liberissimi di usarla nella comunicazione pubblicitaria.
Peccato che il martellamento sia partito dalla fine di luglio e continui tutt’ora (oggi, su Il Giornale): vale a dire nel periodo in cui molte migliaia delle future 300mila matricole decidono dove iscriversi.
Una comunicazione in cui eCampus, università riconosciuta come “a distanza”, presenta anche un programma full-time, addirittura residenziale.
E’ corretto tutto ciò? Quante famiglie e studenti si iscriveranno a Novedrate, così come si iscriverebbero alla Bocconi, alla Sapienza o alla Statale di Milano e pensando di ricevere la stessa didattica – e non semplicemente come qualità di contenuti ma, più banalmente, come tipologia di insegnamento?
Al ministro Gelmini pare una situazione normale? Glielo abbiamo chiesto, con una lettera aperta che pubblichiamo nel numero di Campus da poco in edicola.

Data: 24 settembre 2010

Numero chiuso: precedenza ai lombardi

di Claudia Cervini

testingresso5Considerare la residenza e non il voto di maturità per l’accesso ai corsi a numero chiuso. Questo quello che chiede la Lega con due emendamenti presentati dal Carroccio e approvati dalla settima  commissione regionale Cultura e formazione professionale.

Stabilire quindi una corsia preferenziale per gli studenti lombardi (o residenti in regione da almeno cinque anni) e dedicare il 20% del programma ad argomenti legati al territorio.

“Oggi gli studenti lombardi partono svantaggiati” spiega il consigliere regionale leghista Massimiliano Orsetti a Repubblica “perché nei test di ammissione alle università a numero chiuso si tiene conto anche del voto preso all’esame di maturità, che in alcune regioni del Sud è notoriamente dato con generosità.”

Inoltre la Lega chiede di sostenere in via prioritaria gli studenti lombardi anche in tema di diritto allo studio: residenze universitarie, borse di studio ecc.

Come ricorda il consigliere regionale Pd Fabio Pizzul “potenzialmente saranno penalizzati anche gli studenti novaresi o piacentini, che abitano appena al di là dei confini della regione” e che, con riferimento a certi settori, non trovano alternative nelle loro città. Il rischio come ricorda Pizzul è di escludere studenti meritevoli privandoli della possibilità di frequentare il corso prescelto. Insomma, nuova lesione del diritto allo studio.

Data: 23 settembre 2010

Lauree on the road, protesta a Padova

Furbetti della laureaProclamare i laureati in piazza. Secondo l’antica tradizione ma nella pubblica via. E’ la protesta che venerdì prossimo insceneranno i docenti e i ricercatori della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali dell’Università di Padova, la seconda più antica d’Italia.

Per protestare contro i tagli alla formazione universitaria,  quelli del corso di  Informatica laureeranno 30 neodottori della prossima sessione in mezzo di strada (che è pur sempre l’antica Piazza dei Signori).

Garantita la formula di rito, con tanto di chiamata ad alta voce del nome del laureato.

La cerimonia “on the road” sarà preceduta, avverte una nota del Bo, il rettorato patavino, “da un breve discorso del residente della commissione di laurea,  professor Gilberto Filè, che illustrerà a studenti e famiglie le motivazioni di questo gesto così inusuale”.

Data: 22 settembre 2010

Imparare da Tabellini

tabellini_big2005101315480520081010130608C’è una notizia, a margine dell’accordo fra Deutsche Bank e Bocconi, per cui la grande banca tedesca diventa partner strategico dell’ateneo milanese, che merita di essere sottolineata.

Dei 500mila euro all’anno che l’istituto governato dal ceo Josef Ackermann, solo la metà andranno a finanziare la cattedra in Quantitative finance and asset pricing, retta da Carlo Favero.
Come hanno spiegato i vertici dell’ateneo oggi, l’altro 50% di quella considerevole cifra andrà a finanziare gli studenti meritevoli.
Non è un dettaglio da poco. Bocconi poteva legittimamente usare quella notevole dotazione per altri scopi e un’università di quella portata, sul dove impiegare le risorse, ha solo l’imbarazzo della scelta.
Scegliere di realizzare borse di studio, con un investimento di quell’ampiezza, fa onore al retore, Guido Tabellini. Quando lo intervistai, per Class, all’inizio del suo mandato, parlò a più riprese di meritocrazia.
Mi parve un richiamo di circostanza, essendo il termine notevolmente in voga proprio in quei giorni, come accade spesso a tante parole che l’attualità esalta per poi archiviare velocemente.
Invece il Magnifico non diceva per dire.

Data: 21 settembre 2010

Proteste in Cattolica: 250 studenti esclusi

di Claudia Cervini

images-1A proposito di boom di iscrizioni, test d’ingresso e numero chiuso. Ci siamo occupati sul nostro portale della cor sa alle immatricolazioni che ha aperto quest’anno accademico e delle polemiche che hanno accompagnato corsi a numero chiuso e test d’ingresso. Frutto della crisi, incertezza del futuro? Probabile, visto che il fenomeno non è solo italiano ma tutto europeo.

Anche a Milano, in Università Cattolica si riempiono le aule e scatta la protesta degli esclusi.

Il Corriere della Sera Milano riporta infatti la polemica dei 250 studenti esclusi dalla laurea magistrale in management dell’ateneo di Largo Gemelli. 550 persone per 300 posti: “avremmo dovuto avere un canale preferenziale visto che abbiamo frequentato questa triennale. Ci faremo sentire”. Cartelli di protesta sono già appesi nel chiostro della Cattolica. Chi polemizza lo fa perché “hanno fatto entrare anche chi aveva una media inferiore”, ma l’ateneo risponde che è impossibile, visto che vige il metodo meritocratico. La Cattolica si “difende” dicendo che negli altri atenei “le immatricolazioni sono poco più di un terzo, e che la situazione è risolvibile: ci sono anche altri corsi”. Ma agli studenti non basta, “noi volevano studiare management”.

Data: 21 settembre 2010

Come studiare da lode

di Claudia Cervini

NewYorkTimesLogoStudiate tanto ma con scarsi risultati? È sempre più difficile preparare gli esami? I ricercatori Usa soccorrono gli studenti poco zelanti con quattro consigli per ottenere un buon risultato.

Primo: cambiare stanza. Il cervello associa i concetti in via di assimilazione a particolari ambientali, quindi è meglio variare l’ambiente di lavoro. Addio  alla stanzetta appartata, silenziosa e ordinata. Non studiare solo una materia per volta ma mescolare i contenuti. O almeno differenziare il tipo di esercizio. Evitare la full-immersion finale e studiare a più riprese; in questo modo i concetti restano più a lungo. Infine sottoporsi a diverse prove, i test servono a migliorare la conoscenza.

È il New York Times a pubblicare i consigli dei ricercatori della  University of California di Los Angeles e riportati dal Corriere della Sera che rilancia le scoperte del gruppo di ricerca. Non tutti sono d’accordo però: Anna Oliviero Ferrarsi, ordinario di Psicologia alla Sapienza di Roma commenta: “l’ambiente esterno conta poco, è meglio darsi una regola interna, sapersi organizzare.” Corretti però gli altri suggerimenti.

Campus ogni mese dà consigli alle matricole sullo studio e sulla vita studentesca. Come affrontare uno scritto? Come superare la prova orale? Come vivere al meglio l’ateneo? Trovate questi e altri suggerimenti in How to: consigli alle matricole, la rubrica curata da Mariateresa Melodia.

Data: 20 settembre 2010

Su MF la bad company di Mr.Cepu

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Una bad company in cui scaricare debito con l’Erario, con gli enti previdenziali e contenzioso milionario con i clienti: Cepu come l’Alitalia, anzi prima dell’Alitalia visto che il progetto parte nel 2007. È quanto rivela MilanoFinanza in edicola oggi, che ha passato sotto la lente i bilanci del gruppo guidato da Francesco Polidori. La cattiva compagnia è la Scil Srl, già holding operativa del gruppo. Fino al 2007 gestisce il marchio Cepu e il core-business di casa Polidori poi, visto l’accumularsi di perdite, l’imprenditore umbro mette in liquidazione la società e sposta gli asset su Cesd Srl. Contemporaneamente in Lussemburgo, nasce Jmd International Sa destinata ad assumere il controllo totale di Cesd, come è avvenuto lo scorso anno, prima con l’acquisto da parte della “scatola vuotaDama2 Srl poi, con la fusione per incorporazione di quest’ultima con la Cesd stessa.

Dentro Scil rimangono molti milioni di debito tributario, 36 dei quali in scadenza entro il 2010, e cause legali che potrebbero produrre alcuni milioni di indennizzi da riconoscere agli ex-clienti. L’operazione, secondo MilanoFinanza, è funzionale anche a separare la figura di Francesco Polidori, presidente della Fondazione eCampus, dal business dell’assistenza universitaria del Cepu. Separazione formale visto che, come documenta il quotidiano finanziario, in Jmd ci sono i manager storici di Polidori.

Questo numero di MilanoFinanza sarà in edicola fino a venerdì prossimo

Data: 18 settembre 2010

Ranking THE, l’Italia sprofonda

Dopo la QS arriva il ranking del Times Higher Education e, per le università italiane, la situazione non migliora.
Il magazine britannico, stavolta, non ci contempla nelle prime 200 mentre, nelle edizioni passate, c’era Bologna intorno alla 192 piazza.
Nell’edizione 2010, è Trieste che si guadagna la palma del meno peggio fra le italiane. L’ateneo giuliano si colloca al 217mo posto. Seguono Milano Statale (235), Padova (243), Ferrara (250), Trento (252), il Politecnico di Torino (281), Bologna (287), Pisa (310), Modena e Reggio Emilia (311), Bari (313), La Sapienza di Roma (325) e Politecnico di Milano (334).
Anche questa classifica risente molto dell’impostazione anglo-americana dei suoi criteri. Basti pensare che all’interno della voce “ricerca” con un peso del 17,5% pari al 5,25 dell’intera valutazione, viene misurato il livello delle entrate di ogni università da brevetti e studi su committenza: prassi che in Italia, a torto o a ragione, è ancora molto residuale.
Più in generale, nelle top 200, si assiste a un generale arretramento delle britanniche nei confronti delle statunitensi che guidano saldamente le prime 10, con Harvard, Caltech e Mit, ai primi tre posti. Secondo la direttrice Gavin Esler, a fare la differenza sono i maggiori investimenti a stelle strisce, pari al 3,1 del Pil, contro una media Ocse del 1,5 e un dato britannico sceso al 1,3. Secondo Esler, la Gran Bretagna paga quindi i crescenti tagli cui sono andate sottoposte, nell’ultimo periodo, le università “made in Uk”.
Che il pessimo posizionamento italiano sia collegato al fatto che investiamo solo lo 0,9% del Pil?
La prima università non angloamericana è il Politecnico di Zurigo che occupa la 15ma piazza.

Data: 17 settembre 2010

Pubblicità sessista? Mara vada al Polimi

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E’  di pochi giorni fa la notizia che il ministro per le Pari opportunitò, la piddiellina Mara Carfagna, ha chiesto e ottenuto dall’Istituto per l’autodisciplina pubblicitaria la rimozione di una campagna di affissioni in Sicilia dal messaggio fortemente sessista. “Montami a costo zero”, diceva una signorina riferendosi a dei pannelli a costo zero.

E che ne dice, l’onorevole ministro, della campagna del Politecnico di Milano che reclamizzava (fino a pochi mesi fa) i corsi della Mip, la scuola di master dell’ateneo?Nei manifesti, affissi in abbondanza in giro per Milano, compariva una figura femminile, inguainata in tailleur alla moda e associata al claim: “Abbiamo programmini niente male”.

Certo non così greve come quella dell’affiche siciliano ma certo non scherza, trattandosi di una delle più rinomate università italiane.

Ne ha parlato diffusamente CampusPRO prima delle vacanze.

Data: 17 settembre 2010
Campus
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