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Il Blog

Tra sorrisi e riflessioni, le verità della Smemo

di Maria Teresa Melodia

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Una vignetta illuminante, firmata Vauro. La troverete, insieme a molte altre, nell’edizione Smemoranda 2011, che avrà come tema portante “BEAUTIFUL DAY”, ispirato all’omonimo pezzo degli U2 (don’t let it get away). Seguendo questo filone conduttore, tanto ampio quanto liberamente interpretabile, la celebre agenda sarà costellata di storie, battute e disegni di comici e sportivi, cantanti e scrittori, poeti e qualche santo.
Tra i nuovi “Beautiful Friends” di Smemoranda 2011 spiccano il rapper “impegnato” Fabri Fibra, l’intramontabile Gianna Nannini, e il talento fumantino Mario Balotelli. Tra le firme storiche: Antonio Albanese, Aldo Giovanni e Giacomo, Enrico Bertolino, Luciana Littizzetto, Gino Strada, Luciano Ligabue. Personalità, professioni e personaggi diversi raccontano Beautiful Day che spaziano dal sogno al successo professionale, dal ricordo al viaggio, dall’amore al trionfo… scolastico. Da fine giugno in tutte le librerie e cartolerie.

Data: 29 giugno 2010

L’invasione delle lauree-tarocche

Tomba

Ci mancava pure San Cirillo a Malta. La notizia della laurea honoris causa in Scienze della comunicazione ad Alberto Tomba, da parte della sin qui sconosciuta università maltese di Sancti Cyrilli, è di quelle che gettano nella costernazione.

Non bastavano le scuole europee fanfarone, che promettono cinque-milioni-cinque (in euro) di borse di studio, né la pletora di bogus universities che, anche da noi, offrono titoli di “doctor” a prezzi stracciati o, ancora, la mitica libera università di Herisau, il cui titolo si “compra” nelle agenzie Cepu, le stesse in cui si va a iscriversi nella telematica (riconosciuta ma discussa) eCampus.

Non erano abbastanza gli odontoiatri laureati in Romania e gli avvocati abilitati a Madrid (anche questi ultimi grazie a Cepu, anche se il Corriere della Sera di ieri, occupandosene, è riuscito a non scriverlo).

Ci mancava San Cirillo (che, buonanima, con Metodio sarebbe anche patrono d’Europa).

La notizia fa pensare a un imminente sbarco dell’ennesima para-università nel ricco mercato delle bufale italiane. Anche perché la cerimonia avverrà in Italia – si dice addirittura alla Camera – e, con Tomba-la bomba,  saranno addottorati anche gli attori Elena Sofia Ricci e Giulio Scarpati. Perché mai,  se no, non li laureano a La Valletta dove, stando al sito internet, offrono corsi (a distanza) di fitoterapia per medici e farmacisti?

Data: 25 giugno 2010

ItaliaCamp e le tue idee per il Paese

di Claudia Cervini

La tua idea per il Paese. Questo il progetto dell’associazione ItaliaCamp, composta da giovani laLuiss_homeureati, ricercatori, imprenditori e liberi professionisti. Obiettivo: creare e raccogliere idee per l’innovazione, sfruttando la metodologia BarCamp.

Che cos’è BarCamp? Una rete internazionale di conferenze aperte, dove i contenuti sono proposti direttamente dai partecipanti durante il corso degli eventi. Il BarCamp è il metodo più aperto per la circolazione del libero pensiero, per la divulgazione ed è arrivato in Italia nel 2006.

In questo modo verranno creati progetti per quattro città diverse:  Roma, Milano, Lecce e Bruxelles, anche se ci sembra strano che la capitale del Belgio rientri nel progetto La tua idea per il Paese. Ma Bruxelles è anche la capitale dell’Unione europea e forse è un segnale che gli organizzatori intendono dare, di unione non solo economica, ma anche politica.

L’iniziativa sarà presentata oggi a Palazzo Chigi. A illustrarne i dettagli ci penseranno Fabrizio Sammarco, giovane ideatore del progetto, Pier Luigi Celli, amministratore delegato e direttore generale della Luiss e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Gianni Letta,  che è anche presidente onorario di ItaliaCamp.

Un auspicio: speriamo che l’iniziativa non sia solo uno specchietto per le allodole, un’operazione di marketing e comunicazione, ma sia davvero finalizzata allo sviluppo del Paese e porti un risultato concreto.

Data: 22 giugno 2010

Partire o restare? Sofri docet…

di Maria Teresa Melodia

luca sofriQuello della “fuga dei cervelli” è uno dei temi ricorrenti di dibattito nel nostro Paese. Sull’argomento cadono a puntino alcune dichiarazioni di Luca Sofri, artefice de Il Post – un nuovo quotidiano online che aggrega notizie da tutto il mondo.

Intervistato dal portale Nuok, Sofri dice: “(…)Smetterei di vedere come una cosa negativa la aumentata attitudine ad andarsene a lavorare e studiare all’estero. I cervelli in fuga fuggono in posti accoglienti e interessanti. Mi sembra che stiano molto peggio quelli che non hanno opportunità di andarsene, e lo vorrebbero”, aggiungendo,”Poi che l’Italia offra meno opportunità di lavoro è un problema di per sé, e per l’Italia, e dipende da una condizione politico-culturale dell’Italia molto ampia che riguarda tutti i suoi ritardi”.

Niente di nuovo nè di particolarmente sconvolgente, e infatti alla domanda finale “Qual è il tuo consiglio ad un ragazzo che sta pensando di andarsene?”, il creatore de Il Post conclude: “L’ho appena dato a un mio amico sedicenne: “Scrivimi una cartolina, non sai quanto ti invidio”.

Frasi condivisibili quelle dell’innovatore Sofri, ma il sospetto è solo uno:non è che tutti questi geniacci del web, del giornalismo, ecc. son contenti che i più giovani e in gamba vadano a respirare aria fresca in altre terre lontane così da tenersi la loro poltroncina al caldo?

Stessi quesiti che, più o meno, ci facevamo qui .

L’ intervista originale di Nuok a Luca Sofri la trovate qui.

Data: 20 giugno 2010

Ecampus e le domande senza risposta

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Anticipiamo l’editoriale di Campus giugno, in edicola domani

Cominciata, a novembre del 2009, con la notizia della vendita del Cepu a una società sconosciuta, la nostra storia del più grande gruppo formativo italiano termina, in questo numero, con un aggiornamento di quel percorso societario: adesso il controllo della Cesd Srl, holding operativa, è nella mani di una società anonima lussemburghese. Nel frattempo abbiamo ripercorso le tappe del successo personale di Francesco Polidori, da microimprenditore a Città di Castello (Perugia), che si arrabattava, alla fine degli anni 60, con i corsi per corrispondenza, a capitano di industria da 100 milioni di fatturato.

Una storia non sempre lineare, anzi con qualche incidente di percorso. Una storia con qualche punto oscuro, che ci sarebbe piaciuto chiarire con lui, il Fondatore, che però non ha ritenuto mai di doverci parlare.

Per questo a pagina 25, pubblichiamo, un po’ malinconicamente, le domande che avremmo voluto sottoporre a Polidori. Domande a cui, chi opera sul mercato non dovrebbe sottrarsi, a maggior ragione se si controlla, di fatto, un’università telematica privata come eCampus, l’ateneo che ha iniziato a operare nel 2006, con decreto dell’allora ministro Letizia Moratti, malgrado il parere contrario di Cun e Cnsvu.

Domande cui, indirettamente, pare porsi anche il Consiglio universitario nazionale-Cun che, il 1° di giugno, ha rilasciato un documento sugli atenei telematici piuttosto severo, in cui rilancia una serie di requisiti minimi di cui un’università, ancorché online, dovrebbe essere dotata. Fra questi, leggiamo, disporre di «di personale proprio, in quantità sufficiente a coprire adeguatamente ciascun corso di studio» ma anche «ricercatori a tempo determinato che non eccedano una determinata percentuale dei professori di ruolo» e, ancora, che anche nelle telematiche si faccia ricerca e che la stessa venga valutata.

Domande che forse dovrebbero porsi al ministero dell’Università, dove siede un ministro che parla di serietà degli studi a ogni piè sospinto.

Data: 15 giugno 2010

Tesi in cerca d’autore

di Maria Teresa Melodia

thesisSi chiama “Tesi on Demand” ed è un servizio per mettere in comunicazione laureandi e aziende. Come? Grazie a un’opportunità, che nasce dall’indicare agli studenti alcuni argomenti di ricerca da svolgere in collaborazione con le imprese. Sul sito vengono pubblicati i titoli della tesi da svolgere. Lo studente interessato può candidarsi se trova un relatore disposto a seguirlo su quell’argomento. Il passo successivo? Inserimento dei dati: Facoltà, esami sostenuti, votazione, nome del relarore. E l’azienda sceglie poi la candidatura considerata migliore, pagando interamente l’inserzione del titolo di tesi.

Il progetto nasce come costola del sito Tesionline, dove i laureati possono pubblicare e vendere le loro tesi. Christophe Sanchez, fondatore del sito, ha dichiarato che delle circa 100mila tesi vendute all’anno, solo il 40% è comprato da studenti, il restante è acquistato da aziende e professionisti. Nasce da qui l’opportunità di business: dal momento che il mondo produttivo ha bisogno delle informazioni che sono nelle università, perchè non servirgliele su un piatto d’argento? O meglio, invece di cercare tesi già svolte, pensarci prima. I neolaureandi diventano così i consulenti privati ( a costo zero) delle aziende e in cambio possono mettersi in gioco in un lavoro non solo teorico, ma applicato a una realtà produttiva che può avere da 15 a 1000 dipendenti. E di certo una tesi del genere fa curriculum.

Sul sito di Tesi on Demand ci sono già 26 tesi in cerca di autori per dieci aziende. Si spazia dall’ “Applicazione di prodotti fotocatalitici per tessuti per la protezione solare” per le Facoltà Chimica Industriale-Ingegneria a “L’adeguatezza dell’ istruzione superiore alle esigenze occupazionali del sistema economico locale. L’esperienza della provincia di Monza e Brianza” per Scienze Sociali o della Formazione.

Un progetto a cui possono accedere studenti e aziende da tutta Italia. L’importante è il curriculum. Confindustria Monza e Brianza ha già dato il suo appoggio e il secondo polo che dovrebbe aderire è Confindustria Cagliari.

Iniziativa lodevole. Solo un appunto: una tale idea è venuta a dei privati e non alle Università, troppo impegnate ad essere indipendenti, con professori poco lungimiranti nei confronti del web. Un vero peccato.

Data: 15 giugno 2010

Il papa no, il guru sì

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“Una trattazione sulla felicità e la modellizzazione dell’eccellenza, per comprendere a fondo concetti direttamente legati al successo, quali: Self-Efficacy, Life-long Learning e Problem Solving”. Così, il 7 giugno scorso, la lezione show di Patrizio Paoletti, guru della formazione che, vivente, si è dedicato una fondazione (www.fondazionepatriziopaoletti.org).

Nel sito dell’istituzione, dove ovviamente al maestro è dedicata un’intera area,  Paoletti si celebra così: “Con più di venticinque anni di impegno in ambito formativo, è tra i massimi esperti di comunicazione relazionale. I metodi e le tecniche da lui messe a punto hanno innovato il panorama della formazione motivazionale”.

Non solo, “imprenditore di successo, ha posto al centro del suo lavoro i processi connessi a sostenibilità, innovazione ed eccellenza. Attento al continuo miglioramento dei potenziali umani, come scrittore ha pubblicato, per diversi editori, testi sui nuovi orizzonti della didattica per il terzo millennio”.

Ecco, alla Sapienza, per illuminare la didattica degli anni 2000, per le sorti magnifiche e progressive della formazione, avevano bisogno di questo mostro sacro della comunicazione: mancavano, evidentemente,  i sociologici, i pedagogisti, i semiologi.

Altri atenei (Padova, Bari, Ancona)  avevano giù concesso aule a Paoletti, almeno a quanto afferma il suo sito, ma mai nessuno aveva osato con quella dove si inaugurano gli anni accademici, ultimo residuato di una tradizione che pure daterebbe intorno al XIV secolo (per Roma, al 1303).

A meno che,  in tempo di tagli, non lo si sia fatto per il vil denaro, per rimpinguare le casse dell’ateneo e allora, davvero, nessuno avrebbe potuto obiettare.

Sta di fatto che, da quando Luigi Frati regna sotto la Minerva, il “maestro” si è guadagnato l’aula un paio di volte: lo scorso anno e lunedì  (addirittura introdotto dal prorettore Francesco Avallone) e le foto delle storiche lezioni troneggiano sui suoi siti

Quella stessa aula che molti docenti della stessa Sapienza (ma non Frati, a onor del vero) considerarono in pericolo per l’arrivo del prof. Joseph Ratzinger, tanto da scrivere profluvi di documenti di protesta.

Forse il romano pontefice non era considerato scientificamente all’altezza di questo  napoletano, classe 1960, con la laurea in Scenografia.

Data: 10 giugno 2010

Dopo la stage? A spasso!

di Maria Teresa Melodia

unpaid_internships_jobs-279x300Appena uno stage su 5 fa guadagnare il posto di lavoro. E solo nel 2,3% dei casi a tempo indeterminato. Sono questi i dati di un’indagine condotta dall’Isfol, in collaborazione con Repubblica degli stagisti, su un campione casuale di quasi 3mila stagisti. Tirando le somme: il 52,5% degli stage effettuati da coloro che hanno risposto al sondaggio si sono conclusi con una stretta di mano e nel 17,4% dei casi con una proposta di proroga. La possibilità di un contratto di lavoro sale al 24,3% quando lo stage é stato effettuato dopo la laurea specialistica e al 28,4% se costituisce il completamento di un percorso di qualifica professionale.

Come riporta il Sole24Ore ogni anno in Italia vengono attivati circa 400mila stage, e l’identitkit dello stagista è, prevalentemente, donna (69%), tra i 25 e i 30 anni (68%), con laurea specialistica alle spalle (44,6 per cento).

“Andrebbero regolamentati meglio gli aspetti relativi alla durata degli stage – per Domenico Sugamiele, direttore generale dell’Isfol – limitandone la frequente reiterazione, e attestare le competenze acquisite da poter inserire nel libretto formativo di ciascun ragazzo”. Come se non si sapesse che ci sono aziende che usano la pratica degli stage come porta scorrevole per avere sempre a disposizione nuove risorse, a basso costo. Insomma, non solo un esercito immobile, come dichiarato qui dagli economisti de La Voce, ma pure invisibile!

E come ha scritto recentemente il settimanale Newsweek, i tirocini si rivelano essere un “lusso” per ricchi: spesso non retribuiti, molti giovani vi si sottopongono volontariamente per migliorare le proprie future chances di impiego una volta usciti dalle università. La pratica del tirocinio non retribuito è in aumento esponenziale negli USA, dove è passata dal 9% all’80% (tra gli studenti universitari) dal 1992 al 2008 (fonte National Association of Colleges and Employers), ed è ormai considerata un requisito indispensabile per poter concorrere, una volta laureati, a posizioni lavorative vantaggiose. A farne le spese sono i giovani delle famiglie meno abbienti, che vengono automaticamente tagliati fuori qualora lo stage diventi un “lasciapassare” obbligatorio.
Intanto, in Italia, per ora, ci si chiede sempre più spesso, che stage si voglia fare da grandi…

Data: 9 giugno 2010

Una commedia che vede lontano?

Trentenni precari che si fanno rapitori. E’ il plot de La banda del brasiliano, un lungometraggio, firmato dal collettivo John Snellinberg di Prato e in vendita in dvd dall’8 giugno per la CG Home Video.
Realizzato a bassissimo costo in Toscana con Carlo Monni, storica spalla di Benigni, unico attore protagonista, La banda del brasiliano racconta di tre giovani balordi che si improvvisano sequestratori di persona, arrabbiati contro una generazione, quella dei 50enni, di cui dicono: “Ci ha dato i mezzi ma ci ha tolto gli scopi”.
“La colpa è della generazione dei nostri padri”, ha detto il regista, Patrizio Gioffredi, a MonniCorriere.it.  Una generazione “che ha contribuito a lasciarci in eredità un’Italia dove i diritti dei lavoratori si sono affievoliti, il bagaglio culturale è disperso e il potere è concentrato nelle mani di pochi”.
Lo scontro sociale prossimo venturo?

La Banda del Brasiliano

Data: 7 giugno 2010

Giovani, l’esercito immobile. E se si muovesse…?

di Maria Teresa Melodia

300px-Personaggi_LEGOI dati parlano chiaro: la disoccupazione giovanile sale al 30% e come conseguenza molti giovani under 30 rimangono a casa con mamma e papà.
Su La Voce.info l’economista Daniela Del Boca e il demografo Alessandro Rosina descrivono i giovani italiani come un esercito immobile, una risorsa scarsa, più sprecata e meno valorizzata che altrove.

I due esperti, paragonando il nostro Paese al resto d’Europa, evidenziano come negli ultimi trent’anni i giovani nord-europei abbiano continuato a lasciare la famiglia presto, aiutati anche da adeguate politiche di promozione e protezione dell’autonomia; nel Sud Europa è invece iniziata una fase di progressivo prolungamento dei tempi di uscita. Ai fattori culturali si sono sovrapposti sempre più quelli economici, facendo consolidare un sistema coerente caratterizzato da bassi tassi di attività e inadeguato sostegno del welfare pubblico.
Tutta colpa della crisi? Non solo. Come scrivono i redattori de La Voce. info, secondo i dati di un’indagine condotta dall’Istat, tra i ventenni e i trentenni che a fine 2003 vivevano con i genitori, solo uno su cinque risultava essere uscito a inizio 2007. Tra chi aveva affermato a inizio periodo che sicuramente nei prossimi tre anni avrebbe conquistato una propria indipendenza, solo il 53%è riuscito effettivamente a farlo.

Altri dati scoraggianti arrivano anche dal recente rapporto Eurostat “Youth in Europe – 2009 Edition”. Se si considerano i tassi di attività nella fascia 25-29 anni, l’anomalia italiana emerge non solo dai livelli – da noi molto più bassi – ma anche dal legame con il titolo di studio. Negli altri paesi, già prima dei 30 anni i laureati si trovano in vantaggio rispetto a chi è meno qualificato. Solo da noi ciò non avviene

Il quadro è quello di un esercito immobile, “non reso attivo da chi guida il paese per creare sviluppo e ricchezza, ma nemmeno mobilitato “dal basso” per proteste e lotte contro gli squilibri generazionali. La conseguenza è un’economia che non cresce e una società che non si rinnova”, concludono Del Boca e Rosina.

E se questo esercito immobile iniziasse a darsi una mossa? Come? Iniziando a pretendere, unito e compatto, condizioni e tipologie contrattuali più eque come quelle previste dal contratto unico a tutele progressive proposto da Tito Boeri.

Data: 4 giugno 2010

Un protocollo contro i furbetti

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Il rettore padovano Giuseppe Zaccaria, e il comandante provinciale della Guardia di Finanza,  Ivano Maccani, hanno firmato oggi al Bo, storico rettorato patavino, un protocollo di collaborazione. Come si può leggere in una nota dell’ufficio stampa dell’università,  ” la nuova intesa  tra Università e Fiamme Gialle mira a smascherare gli studenti che dichiarano il falso a scapito di altri universitari onesti e delle casse dell’ateneo”.

Oltre a semplificare e rendere più efficaci i controlli, il protocollo “ha lo scopo di evitare che avanzi in graduatoria o paghi contribuzioni inferiori chi povero non è”.

Buona notizia, senza dubbio.  Da tempo, anche noi di Campus, scriviamo che è ora di finirla con i furbetti del diritto allo studio, quelli che si beccano l’alloggio, l’esonero e la borsa perché il papà evade il fisco – come si evince dagli abiti firmati e dal tenore di vita degli studenti stessi.

La cosa disarmante è che non lo si facesse già e che per mettere in piedi una seria azione di controllo, ci sia bisogno di un protocollo d’intesa.

Data: 3 giugno 2010

Le telematiche e la legge da modificare

di Giulia Cimpanelli

LenziIl nostro blog si è già occupato di università telematiche in Italia, ad esempio abbiamo spesso citato E-Campus, l’ateneo telematico del gruppo Cepu di  Francesco Polidori (Lauree online? Un bluff all’italiana o Laurearsi con le slide.

Oggi le università telematiche sono di nuovo sotto esame. A rispolverare la spinosa questione del meccanismo di “accreditamento” delle stesse questa volta è il Cun che il 25 maggio ha pubblicato una mozione particolarmente severa in riferimento.

Il Consiglio universitario nazionale, pur evidenziando l’importanza dello sviluppo di strumenti e tecnologie di e-learning, al fine di raggiungere strati sempre più ampi della popolazione, si raccomanda col Ministro di rivedere il Decreto Interministeriale che regola appunto la questione.

Se è corretto che gli atenei classici aprano le porte alla telematica per consentire anche a chi lavora di studiare, c’è da stare più attenti, secondo il Cun, al fatto che “una qualsivoglia istituzione, promossa da soggetti pubblici o privati, una volta riconosciuta secondo i criteri e le procedure previste dal Decreto stesso, divenga Università a tutti gli effetti e possa conferire i titoli accademici…”.

“In particolare”, prosegue ancora la mozione, “si sottolinea il fatto che, attraverso il meccanismo di “accreditamento” previsto, viene a costituirsi una procedura autorizzativa molto semplificata, che consente l’istituzione di una nuova tipologia di università, attraverso un canale autonomo e parallelo al sistema esistente, senza che ne siano definiti i requisiti fondamentali e previste le necessarie garanzie”.

La mozione parla poi di “conseguenze paradossali” derivanti da tale forma di accreditamento come il fatto che possono essere autorizzati a rilasciare il titolo di dottore di ricerca istituti che non svolgono alcuna attività di ricerca.

Il Cun chiede dunque di escludere dalla possibilità di accreditare determinate classi relative a corsi di studio che non sono idonei ad essere impartiti con modalità a distanza, di prevedere che le università telematiche dispongano di personale docente proprio e che siano tenute a svolgere attività di ricerca e di ribadire che le verifiche di profitto devono essere svolte presso le sedi delle università stesse.

Non mancano i riferimenti al personale delle telematiche: il Cun invita il ministero a stabilire che i ricercatori a tempo determinato non possano eccedere una determinata percentuale dei professori di ruolo e a garantire che il personale docente e ricercatore sia reclutato con le stesse modalità delle altre università statali e non.

Data: 3 giugno 2010
Campus
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