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Il Blog

Pasotti odia i bamboccioni

di Maria Teresa Melodia

Dalle fiction di Canale 5 ad esperto consigliere. E’ la parabola di Giorgio Pasotti, attore sulla soglia dei 37 anni, che dalle pagine del magazine ‘Men’s Health’ lancia la sua provocazione e invita i giovani a lasciare la casa dei genitori e a non finire nella categoria dei bamboccioni.

“I bamboccioni? Mi fanno proprio girare le palle. Vorrei invitarli a lasciare la casa di mamma e papà, a non rimbambirsi davanti alla Playstation, a mandare a quel paese il lavoro sicuro per realizzare i sogni”, ha dichiarato l’attore.

Chi glielo dice a Pasotti che di soli sogni non si campa?

Data: 30 aprile 2010

Le 3 t attirano giovani talenti

di Maria Teresa Melodia

Al Festival delle Città Impresa per la promozione del Nordest come Capitale Europea della Cultura nel 2019 sono stati presentati i dati del progetto di ricerca elaborato dalla Fondazione Corazzin di Venezia. Tale progetto prende spunto dalla teoria delle “Tre T” (Tecnologia, Talento, Tolleranza) di Richard Florida (2003) secondo cui la maggior presenza di questi tre aspetti è direttamente proporzionale allo sviluppo socio-economico di un territorio, nel quale ci sarà quindi maggior presenza ed attrazione di persone giovani e creative.

Seguendo la tesi delle “3T” di Florida, un maggior livello di tolleranza, assieme ad un maggior sviluppo tecnologico, porterebbe l’Italia ad attrarre e trattenere più talenti (stranieri o nostrani) e menti creative (nell’arte come nell’economia). Talenti abili nell’individuare nuovi mercati e opportunità grazie ad una visione più ampia della realtà.

Perchè l’Italia torni ad essere un Paese di opportunità, bacino di innovazione, la necessità è quella di ripartire dallo scambio di idee e di talenti con l’estero in modo da attrarre o trattenere la classe creativa di italiani e stranieri meritevoli, che a volte si trovano aldilà dei confini nazionali. Il primo passo? Una politica mirata e moderna per l’immigrazione e l’integrazione.
In merito a tecnologia e tolleranza la strada è ancora lunga…

Data: 29 aprile 2010

Giovane? Chi è costui?

di Maria Teresa Melodia

celli02Se vai a sentire una conferenza dal titolo – Questo non è un paese per i giovani – in un teatro perugino stracolmo di un pubblico in attesa di un dibattito che prenda il volo, per rigor di logica, ti aspetti proposte innovative, o almeno scontri dialettici infuocati. Per di più, se in tale teatro, sul palco come relatori compaiono Pierluigi Celli, direttore generale della Luiss, Giuseppe Civati, esponente del Pd e blogger, Antonio De Napoli, portavoce del Forum nazionale dei giovani, Marcello Foa, cofondatore dell’Osservatorio europeo dei giornalisti, moderati da Giovanna Zucconi, giornalista culturale, dal piglio ironico salvifico.

E invece le cose non vanno come ti aspettavi. La discussione si inceppa, segue i binari delle frasi fatte, dei colpevolismi inutili, delle prese di coscienza, nutrite di retorica, di se e di ma.

Celli si riaggancia alla famosa lettera di Repubblica. Una provocazione nata “perché non si parlava della questione dell’accesso al lavoro per i giovani”, sostiene il manager. “Chi ha e sta non lascia spazio?”, incalza la Zucconi. “Non solo in Italia”, ribatte il dirigente della Luiss, “Il problema è che i vecchi non si occupano dei giovani. Mancano i maestri”. E mentre il 25enne De Napoli afferma: “Il vero nodo è quello della rappresentanza giovanile. Inesistente”, per Civati la vera questione non è vecchi – giovani, ma tra ricchi – poveri, “in Italia è difficile che una persona si tiri su dal basso. Una polarizzazione quella tra giovani e vecchi che in realtà non vuole cambiare nulla”. “Viviamo in una frammentazione di ceti”- precisa il direttore della Luiss – “Chi ha il potere, lo perpetua tra i suoi, per cooptazione, selezionando chi non dà fastidio”.

Come rendere migliore questo paese in una battuta? “ L’Italia sarà migliore solo quando la gente di potere risponderà alla mail”, afferma Foa in una sintesi fulminante. Dal pubblico si solleva un quesito amaro che non trova risposta: ma perché i giovani non si incazzano? E’ forse un malessere troppo grande o ancora troppo piccolo per farci arrabbiare?

In chiusura, Celli, da esperto manager, fa la sua proposta: “ai giovani dovrebbe essere data l’occasione di diventare imprenditori per provare un’esperienza di responsabilità”. Mugugni interiori: ma un Paese può essere fatto solo da giovani imprenditori o è solo un’altra via che riporta sulla strada della famigliocrazia?

Tra dubbi e stupori, il quesito è se i giovani esistano ancora, di certo in questo dibattito, ospitato dal festival internazionale del giornalismo di Perugia, non si è parlato di loro.

Data: 25 aprile 2010

Perito batte laureato 1-0

di Maria Teresa Melodia

laurea1254La disoccupazione giovanile? Tutta colpa del tessuto imprenditoriale italiano, composto da piccole medie imprese, in gran parte incapaci di valorizzare i laureati. E’ questo quanto dichiarato in soldoni da Roger Abravanel lo scorso 7 aprile in un’ intervista, pubblicata dal quotidiano Il Messaggero, con il titolo “Nelle piccole aziende il perito vince sul laureato”. Una frase che fa eco al costante aumento della disoccupazione giovanile che non trascura i laureati italiani, tutt’altro.

Una situazione, di cui prendere coscienza, causata anche, secondo Abravanel, dalla scarsa qualità dei percorsi universitari, che non preparano in modo adeguato i ragazzi, determinandone quindi l’insuccesso. “Prima di preoccuparsi della scarsità dei laureati, l’Italia ha il problema di non avere laureati preparati. I giovani escono dalle università con delle specializzazioni, ma non hanno le competenze, le competenze della vita. Non sono capaci di fare lavori di gruppo, non sanno ragionare, né sanno risolvere problemi …”, ha sostenuto il consulente e saggista, autore del best seller Meritocrazia.

Premesse di certo non incoraggianti per un giovane che si affaccia sul mondo del lavoro, ma prima di scoraggiarvi badate bene: la laurea paga, come ha sostenuto lo stesso Abravanel, “il tasso di disoccupazione dei laureati rimane inferiore a quello dei diplomati. Sarebbe un errore colossale se i giovani pensassero che la laurea sia un “pezzo di carta” che non serve”.

Peccato che però l’agognato pezzo di carta non sia accessibile a tutti. In primo luogo, un’università di qualità costa. A ciò si aggiunge la necessità per gli studenti meno fortunati di dover lavorare per pagarsi retta e libri, a cui si somma l’affitto per i fuori sede. La variabile discriminante rimane ancora il portafoglio di papà e non il merito del figlio/figlia in questione, come dovrebbe essere.

Data: 18 aprile 2010

Alicia Keys wants you

di Maria Teresa Melodia

Per chi è in cerca di un’opportunità. La giovane voce black newyorkese Alicia Keys cerca un fido compagno/compagna di lavoro, o meglio un head blogger, ovvero un abile conoscitore dei social & digital media, capace di curare i suoi spazi online e la grandissima community di fan che la segue ogni giorno, alla ricerca di news, foto, video e canzoni. E la succosa job description si trova niente meno che sul portale monster.com, dove vengono specificate le competenze e le qualità necessarie per aggiudicarsi la posizione. Condizioni essenziali? Possesso di un passaporto valido ed essere disposti a trasferirsi nella Grande Mela a tempo pieno, e naturalmente un perfetto inglese. Il termine ultimo per la candidatura è il 3 maggio e i prescelti in lizza incontreranno Alicia Keys per il colloquio decisivo verso la fine di Maggio.

Come dicono oltreoceano, Make it Happen! Qui trovate tutti i dettagli.

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Data: 15 aprile 2010

Jovanotti vola ad Harvard

di Maria Teresa Melodia

1641178_jovanottiNe ha fatta di strada il disc jockey Lorenzo Cherubini! Tanto che dopo l’ennesimo successo ‘Baciami ancora‘, il brano della colonna sonora dell’omonimo film di Gabriele Muccino, Jovanotti diventa un prof ad Harvard! Infatti il 27 aprile, come riporta l’agenzia Adnkronos, il musicista terrà una lezione-conferenza sul tema ‘Musica e Diritti Umani’, e si tratta della prima volta di un cantante italiano di fronte agli studenti della storica università americana.

Lorenzo illustrerà agli studenti quale relazione esiste tra la musica popolare e la diffusione e difesa dei Diritti Umani nel Mondo, visto che da sempre il musicista italiano ha legato la sua immagine pubblica a battaglie per i Diritti Umani. Ad Harvard racconterà la sua esperienza diretta, fatta di successi e insuccessi, entusiasmi e delusioni. La lezione avrà luogo tra la date del tour in Nord America dell’artista che prenderà il via il 22 aprile a Washington DC e prevede concerti anche a New York, Filadelfia, Boston, Montreal, Toronto e Chicago.

Un legame quello tra la musica popolare e la promozione dei Diritti Umani da sempre molto forte nel corso degli anni e chissà che questa occasione possa servire da trampolino di lancio per altre iniziative in Italia, magari nell’interesse dei diritti dei giovani che tanto acclamano la musica del celebre “ragazzo fortunato”.

Data: 14 aprile 2010

Laurearsi con le slide

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Anticipiamo l’editoriale di Campus aprile, in edicola nei prossimi giorni.

Mano a mano che ci addentriamo nell’universo Cepu dobbiamo ammettere che sempre più spesso la realtà supera la fantasia.

Facendo la conoscenza di eCampus – l’università telematica istituita con il beneplacito del ministero, ma contro i pareri del Consiglio universitario nazionale e del Comitato nazionale di valutazione – i peggiori pregiudizi sulle università on-line si sono materializzati. O meglio, la realtà ha superato la fantasia.

Leggere per credere, a pagina 26, la storia di un professionista siciliano che, dopo un mesetto di frequentazione, analizzato il materale ricevuto per studiare «a distanza», valutato il tipo di interazione con la struttura, ha preso carta e penna per scrivere a Novedrate dicendo: «Signori, così non va. Così è impossibile laurearsi lavorando, come voi promettete». Ma quando ha chiesto indietro i soldi dell’iscrizione, gli hanno spiegato, senza troppi giri di parole, che poteva mettersi l’animo in pace. Lui, convinto d’essere nel giusto, non lo ha fatto, si è rivolto a un legale e lavora alacremente a un sito-denuncia che sarà presto in rete e che Campus ha potuto visionare in anteprima. Ovvero, chi di on-line ferisce…

Leggendo però il servizio, scoprirete un modo di fare università a distanza basato sul download di manciate di slide che riassumono alcuni insegnamenti e poi invitano a pezzi di manuale «da pagina X a pagina Y». La piattaforma telematica controlla che abbiate scaricato i materiali, accertando così il vostro impegno. Insomma, l’università del Reader’s digest, il bignami letterario americano.

Se proprio non capite, grazie a una convenzione, potete scambiarvi mail con un tutor di Cepu, che vi risponderà nelle due ore di colloquio settimanale che vi spettano da contratto. I docenti? Li vedrete a Novedrate, a Roma o a Messina, per un seminario intensivo pre-esame. Videolezioni? Giammai. Colloqui via skype col professore? Non se ne parla. Chat col docente? Non prevista. Insomma, la laurea telematica, almeno nel caso di eCampus, parrebbe essere la vecchia università dei non frequentanti. Con molte migliaia di euro in meno di costo e qualche certezza in più su chi scrivesse le dispense e i libri su cui ci si preparava.

Data: 9 aprile 2010

Lauree online? Un bluff all’italiana

di Maria Teresa Melodia

2227Dopo averlo scritto nero su bianco noi di Campus, anche Repubblica.it affronta la questione del business delle lauree online, che in tempi record (un anno di studi come sconto garantito, 24 mesi contro i 36 necessari), e dietro ingenti somme ( circa 12 mila euro in tre anni) snocciolano lauree a persone, spesso alla ricerca di un avanzamento di carriera, più che di un titolo di studio frutto di impegno e competenze.

“Sono decine i concorsi indetti ma in realtà i docenti idonei non vengono assunti quasi mai a favore di personale a contratto. Dagli imprenditori alle banche la proprietà passa spesso di mano” riporta il quotidiano nazionale, che sottolinea come a sette anni dalla loro nascita, istituita con il decreto ministeriale del 17 aprile 2003 firmato dal ministro dell’Istruzione Letizia Moratti e dal ministro dell’Innovazione Tecnologica Lucio Stanca, gli atenei telematici italiani sono diventati a tutti gli effetti un – sistema parallelo- per scorciatoie a pagamento.

Un business da oltre 100 milioni di euro l’anno, senza contare i proventi di master e specializzazioni. Un’anomalia tutta italiana dal momento che nel nostro Paese le università telematiche sono 11, il numero più alto di tutta Europa, dove in ogni nazione ne esistono una o due soltanto. Tra gli atenei sui generis, in prima fila, spicca E-campus, filiazione universitaria del ricco e potente Cepu, famoso “centro di assistenza agli esami”.

Insomma, quello che doveva essere l’e-learning italiano si è rivelato il classico pasticcio all’italiana, un po’ come è successo con i tanto decantati contratti flessibili creati sulla base del modello americano. Ma questa è un’altra storia…

Di Cepu & co. abbiamo già scritto, oltre che su carta, qui e qui.

Data: 9 aprile 2010
Campus
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