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Dov’è il futuro dei giovani meridionali?

di Maria Teresa Melodia

StudentiL’articolo di Giovanni Marinetti, pubblicato ieri dal magazine della Fondazione FareFuturo, propone un’interrogativo che, tristemente, si ripete da anni – Ma perché al Sud la politica non pensa ai giovani? Nel meridione c’è il boom dei giovani “NEET”(not in education, employment on training), ovvero circa 500.000 anime, che non studiano, non fanno training professionale, non lavorano. Quale futuro per i giovani meridionali? Secondo Francesco Delzìo, autore del libro La Scossa. Sei proposte shock per la rinascita del Sud, siamo di fronte a una “generazione bruciata, uno spreco inaccettabile di capitale umano e di vite individuali”.E i politici? Indifferenti. Stanno a guardare, fino a quando non arriva la campagna elettorale e parlare di giovani e lavoro porta voti.

Serve, come invoca Marinetti, che la politica inizi a parlare a quei giovani di progetti seri e convincenti. Serve che la politica arrivi prima delle mafie, proprio perché un bacino di ragazzi-zombie è la più grande vittoria delle mafie, è la dimostrazione che lo Stato ha fallito. Per questo, urgono dalla politica risposte concrete, che si chiamano opportunità, per quei ragazzi che decidono di non abbandonare il proprio territorio, per offrire a chi resta l’occasione di un cambiamento, non solo economico.
Proprio sul divario culturale tra nord e sud, sono usciti, recentemente, su La Stampa, i dati della Fondazione Giovanni Agnelli, dai quali emerge un’Italia spaccata in due sul tema dell’istruzione: i giovani meridionali hanno un anno e mezzo di ritardo nella preparazione rispetto a quelli del Nord e sanno quello che sa uno studente immigrato. Oggi è un dato di fatto: nascere al Sud punisce gli studenti. Ed è una vergogna, perchè in una società democratica, il diritto a una buona istruzione è la condizione primaria per la libertà.

Data: 2 marzo 2010
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6 Commenti a “Dov’è il futuro dei giovani meridionali?”

  1. sere scrive:

    Ciao…io ho letto solo ora l’articolo. Ovviamente non posso parlare per tutta la redazione di PrecarieMenti, ma solo a titolo personale.
    “i giovani meridionali hanno un anno e mezzo di ritardo nella preparazione rispetto a quelli del Nord e sanno quello che sa uno studente immigrato”
    Mi permetto di avere seri dubbi su questo dato fornito dalla fondazione Agnelli. Credo che la situazione dell’istruzione sia catastrofica in tutto il paese e che al sud non siamo meno preparati che al nord. Il paragone poi con gli immigrati, suona con una vena razzista che non mi piace proprio.
    Detto questo, è vero che chi nasce al Sud è penalizzato. QUesto lo diceva Gaetano Salvemini e la “questione meridionale” è ancora aperta…e sempre più dolorosa. Forse sarebbe ora di affrontarla di petto.
    “Dov’è il futuro dei giovani meridionali?”… Mostra tutto
    All’estero probabilmente… esattamente dov’è il futuro di tutti gli intellettuali precari.

  2. Marco scrive:

    Questo articoletto e’ un pungo allo stomaco ed e’ una delle cose piu’ vere che ho letto.

  3. maria teresa melodia scrive:

    Cara Serena,
    nelle mie parole riportate nel post sopra non trovo alcuna vena razzista. Che molti studenti del sud Italia ( purtroppo spesso solo i più benestanti se lo possono permettere) “scappino” a studiare al nord, perchè la qualità e le opportunità sono maggiori, è un dato di fatto. Che il futuro dei giovani italiani, meridionali o non, possa essere solo all’estero non sono d’accordo, forse quella è la via più facile per sgattaiolare via da un problema che rimane, e che va risolto, anche grazie agli stessi giovani che rimangono e che hanno voglia di farcela. Ciao e in bocca al lupo per il tuo futuro.

  4. sere scrive:

    Cara Maria Teresa,
    concordo con te su molte cose: chi nasce al Sud è penalizzato, al Sud ci sono (purtroppo) molte meno opportunità lavorative che al Nord…questo è un dato acquisito più o meno da cinquant’anni a questa parte. Ed è un dato drammatico che non cambia.
    Non concordo sull’affermazione (non tua ma della Fondazione Agnelli) riguardo al fatto che al Sud saremmo un’anno e mezzo indietro. Ma magari, avendo tempo per leggere i dati della Fondazione, sono io che ho una percezione diversa.
    Quanto all’andar via dall’Italia…io non sarei così perentoria come lo sei tu: chi decide di andar via non sceglie la “via più facile”, sceglie quella più consona alla sua vita. Non deve essere facile vivere all’estero, ricominciare da zero, costruirsi un tessuto sociale…non trovi? Ci vuole coraggio.
    Io in Italia ci vivo ancora, vivo in Puglia. E non sono più coraggiosa di chi è partito. Se dovessi avere una buona occasione anche io ho le valigie pronte.
    In bocca al lupo a te.
    Con affetto,
    Serena

  5. mtmelodia scrive:

    Ciao Serena,
    andare o restare?

    Ti segnalo questo post
    http://www.campus.it/blog/2010/03/19/una-generazione-da-rappresentare/

    E aspetto di sapere cosa ne pensi.
    Un caro saluto

    Maria Teresa

  6. latisse generic scrive:

    not sure about it

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