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Brunetta II meglio del primo

ministroBrunettaBrunetta zuzzerellone. Una battuta via l’altra, il ministro s’aggiudica una ribalta non sua, punzecchia Tremonti e lancia una lunghissima campagna elettorale per Venezia.

Sullo sfondo, i giovani. Dopo averli bacchettati domenica scorsa, riesumando l’epiteto bamboccionico di Padoa Schioppa, ora Brunetta propone un assegno per l’autonomia, 500 euro al mese come sostegno a chi lascia la casa paterna. E i soldi? Semplice per Brunetta: li prendiamo dalle pensioni. Cosa che ha fatto gridare leopposizioni allo scandalo della guerra fra poveri.

Lo scandalo vero è procedere per boutade su un terreno di mese in mese più drammatico, con l’ingrossarsi delle schiere dei neolaureati disoccupati.

E se il Brunetta I è davvero irricevibile dai giovani italiani, sul secondo forse una riflessione va fatta. Perché siamo l’Italia delle laute pensioni dei padri (come ha ricordato di recente Boeri) e il vuoto di futuro dei figli, e non solo in senso previdenziale.

L’idea del bonus non è peregrina né del tutto originale: Massimo Livi Bacci, nel suo Avanti giovani alla riscossa, propone una dote statale alla nascita di ogni bambino, da spendere in formazione/autonomia dopo i 20 anni.

Soluzioni che però continuano a dimenticare l’aspetto de lavoro:  se si continua a prospettare a un laureato 2/3 anno di stage non remunerati e poi, dai 30 anni, una infinita gavetta a  1000 euro, non c’è bonus che possa tenere.

E perché nessuno parla più di imprenditoria giovanile? Una no tax area di 3 anni, per le startup di neolaureati potrebbe essere un sostegno intelligente alla creatività e al bisogno di autonomia.

Data: 25 gennaio 2010
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1 Commento a “Brunetta II meglio del primo”

  1. francesco zaffuto scrive:

    Ma facciamo l’ipotesi che decolli subito l’ipotesi Brunetta: nessuno in pensione prima di 65 anni e possibilità di rimanere in servizio anche fino 70 anni. Con i soldi risparmiati per l’erogazione di pensione un assegno di sopravvivenza ai giovani di 500 euro.
    Vediamo i benefici che ne avrebbero i giovani:
    - la permanenza nel lavoro fino a 65 anni, e oltre, impedisce che si liberano posti di lavoro stabili;
    - globalmente si viene ad avere meno offerta di lavoro, e in particolare nei settori di lavoro impiegatizio (dove difficilmente gli aspiranti pensionati superano i 40 anni di contributi);
    - i giovani continuerebbero ad avere lavori precari che impediscono una reale autonomia;
    - l’assegno di sopravvivenza di 500 euro non è certo sufficiente a creare autonomia per un giovane disoccupato.
    L’uscita dal lavoro degli anziani nei fatti crea una condizione di minimo equilibrio, è un modo di applicare il criterio di “lavorare tutti, lavorare meno”, spalmato sull’intera vita lavorativa. Criterio che dovrebbe essere applicato anche:
    - favorendo i lavoratori anziani verso forme di part-time;
    - scoraggiando il ricorso agli straordinari
    - diminuendo le ore di lavoro giornaliere
    Queste misure legate alla promozione del lavoro autonomo hanno la funzione di incrementare le offerte di lavoro, riducendo gli aspetti assistenziali.
    La stessa assistenza alla disoccupazione dovrebbe essere ben modificata. Va eliminato il concetto stesso di assistenza e va istituita una forma di pagamento della disponibilità al lavoro legata alla iscrizione a liste di collocamento. Pagamento della disponibilità che verrebbe a cessare appena si crea un’occupazione o se si dichiara una indisponibilità alla presa di servizio.
    Al “lavorare tutti, lavorare meno” va aggiunto il criterio del “guadagnare tutti, guadagnare meno”, e per rispondere a questo criterio che riguarda la spesa globale va ripensato lo stipendio del ministro Brunetta.
    francesco zaffuto http://www.lacrisi.com

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