Laurearsi al tempo della crisi

Dalla Gran Bretagna arriva una notizia da far paura: rispetto all’anno scorso, i neolaureati disoccupati sono aumentati del 44%, avete letto bene: quarantaquattro percento. Il dato fa il paio con un altro: il 7,9% dei laureati del 2008, a gennaio di quest’anno stava ancora cercando lavoro.
Peter Orszag, il direttore del Bilancio dell’amministrazione Obama, parlando nei giorni scorsi agli studenti della New York University, ha fatto un discorso molto chiaro agli studenti che affollavano l’aula magna della Wagner School: anche dopo la crisi ci vorranno anni, almeno 15, perché i salari ritorni ai livelli precedenti.
Secondo Orszag, che con i suoi 40anni è il più giovane collaboratore di Obama, chi si laurea quando c’è disoccupazione deve accettare salari più bassi di almeno il 6%.
In Italia, invece il punto dei giovani laureati senza lavoro non è all’ordine del giorno, né nell’agenda politica.
Eppure il problema esiste, anche se è vero che l’economia italiana, meno finanziarizzata di quella americana e britannica e con un sistema bancario meno compromesso, ha retto un po’ meglio all’urto della crisi.
Campus in edicola dedica alla questione un’ampia inchiesta, con le voci dei neolaureati raccolte in quattro grandi career-day da Nord a Sud (eccone un estratto da CampusTv)
E continueremo ad occuparcene aumentando lo spazio e l’attenzione a questi temi.
13 novembre 2009 alle 23:39
Va detto che il tasso di disoccupazione tra i giovani italiani raggiunge il 24%. Livelli
a dir poco impressionanti. E oltre 400 mila
giovani hanno perso il posto di lavoro negli
ultimi mesi. Senza considerare la totale
inadeguatezza degli ammortizzatori sociali,
carenza che rende particolarmente vulnerabile
il giovane durante la ricerca di un nuovo
posto di lavoro.
Cordiali Saluti Marco Patruno
15 novembre 2009 alle 12:43
Grazie Marco di questo post.
La gravità della situazione è direttamente proporzionale al disinteresse bipartisan della nostra classe politica.
23 novembre 2009 alle 11:37
salve,
ho letto con attenzione (e preoccupazione) il reportage su Campus di Novembre.
Credo anche io che la situazione sia complessa per chi si affaccia per la prima volta nel mondo del lavoro, ma credo anche che non tutti si pongano nel modo migliore di fronte ai lavori “precari”: ho cercato di spiegarlo in un post sul blog di Cepu.
http://village.cepu.it/2009/11/lavoro-dopo-luniversit%C3%A0.html