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Più tasse per tutti

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“(…) Avvertono gli studenti e le loro famiglie che, in assenza di una correzione della linea politica del Governo sul finanziamento alle università, che riduca in modo consistente i tagli al fondo di finanziamento ordinario, sarà necessario per gli Atenei procedere a deliberare sensibili aumenti della contribuzione studentesca”. Firmato Aquis, ovvero gli atenei eccellenti e con i conti in ordine, raggruppati nell’Associazione per la qualità dell’università statali italiane.

Università del calibro di Bologna, Padova, Politecnico di Torino, Tor Vergata, in un documento di commento al ddl di riforma Gelmini, scrivono a chiare lettere che si va verso un aumento delle tasse.

Gli atenei, si legge nel documento, “si impegnano a spiegare con una lettera agli studenti ed alle loro famiglie in modo puntuale e dettagliato le motivazioni di tale scelta, tanto dolorosa e spiacevole quanto inevitabile ed obbligata”.

L’idea che era circolata nel mondo accademico un po’ di mesi fa era che la riforma su governance e reclutamento potesse essere “scambiata” con un rientro dei tagli previsti proprio dal 2010. Si è persino diffusa la notizia che le risorse per far rientrare i tagli fossero state individuate fra l’ingente tesoretto dello scudo fiscale.

Per questo, in generale, la maggioranza dei rettori italiani ha accolto con favore il contenuto della riforma.

Ma, a parte l’assenza di impegni formali da parte del ministro, questa speranza si infrange nelle determinazione di Giulio Tremonti.

L’unica promessa formale l’ha fatta, proprio dalle colonne di CampusPRO, il senatore Valditara (aennino del Pdl), che ha garantito un emendamento alla futura Finanziaria, dell’ordine di circa 500 milioni: quanto basterebbe per aprire le aule e non bloccare le lezioni nel nuovo anno solare.

L’impressione è che la soluzione, se sarà trovata, arriverà in dirittura d’arrivo dell’iter parlamentare.

Intanto, nei rettorati, si preparano le missive per gli studenti e le loro famiglie: si tratterebbe di aumenti davvero consistenti, forse dell’ordine del 100%, come aveva sostenuto, tempo addietro, la Voce.info e come spesso preconizzato dal bocconiano Giavazzi.  Da gennaio le lettere potrebbero arrivare nelle case di chi ha i figli all’università.

Con una problema di ordine politico: un governo nato sullo slogan “meno tasse per tutti” presenterebbe un conto piuttosto salato a 1,6 milioni di famiglie italiane.

Data: 11 novembre 2009
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3 Commenti a “Più tasse per tutti”

  1. Alessandro scrive:

    Le tasse sono quei contributi obbligatori che un cittadino deve corrispondere all’erario. Pertanto la domanda è: perché noi le rette universitarie le chiamiamo tasse non essendo né obbligatorie (nessuno obbliga il cittadino ad iscriversi) né dirette verso le casse degli enti amministrativi dello stato (tranne la tassa regionale, quella sì che è una tassa). Negli altri paesi si parla, correttamente, di fees…Tasse è lessicalmente inappropriato.

  2. Giampaolo Cerri scrive:

    commento ineccepibile, infatti le amministrazioni universitarie le chiamano “contributi” e non sono obbligatori in quanto, li si versano solo se si vuole iscriversi.
    Però “tassa” rende bene l’idea di come lo studente e la sua famiglia vivano questo esborso. A maggior ragione se ne prevede un aumento sensibile

  3. Alessandro scrive:

    No, secondo me questo lessico non aiuta a capire, ma anzi, incita solo l’evasione contro le “tasse” dello stato oppressore. Conosco troppi studenti che fanno dichiarazioni mendaci (volontariamente e non volontariamente) e pagano tariffe minime. La maggior parte lo fa per necessità e non perché è ricco e vuole pagare di meno. Stesso discorso lo si potrebbe fare con il canone Rai, la tassa più evasa dalle classi più basse.

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