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Mistero: Cepu venduta

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Si chiama Dama2 srl ed è una società milanese, fondata nel 2006, con poche migliaia di capitale sociale. Per la Camera di Commercio di Milano è inattiva. Ebbene, nel febbraio scorso, Dama2 s’è mangiata in un solo boccone il 99,86% di Cesd Srl, una società da quasi 6 milioni di capitale, 370 dipendenti e prossima ai 10 milioni di ricavi all’anno.

Cesd significa Cepu e Grandi Scuole, ovvero il gigante dell’assistenza universitaria e della ripetizione.

A rivelarlo è Campus di Novembre,  in edicola mercoledì 4, in un’inchiesta a puntate che cerca di far luce nel complesso intreccio societario del Gruppo fondato, quarant’anni fa, dall’imprenditore umbro Francesco Polidori (qui una sua rara intervista), oggi residente a San Marino.

Campus – che registra anche un imbarazzato “no comment” arrivare dal quartier generale del Gruppo, a San Sepolcro (Arezzo) – svela anche che dietro il nuovo “padrone” di Cepu c’è una società lussemburghese, cosa che infittisce il mistero.

Com’è noto, al gruppo Cepu è collegata anche l’università telematica eCampus, attivata dalla fondazione omonima, a sua volta costituita dallo stesso Polidori.

Data: 31 ottobre 2009

Dov’era Luca Ricolfi?

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La riforma Gelmini, o almeno la sua architettura perché il disegno di legge dovrà passare sotto le forche caudine del Parlamento, ha sollecitato molti editorialisti a occuparsi di università.
Lo ha fatto, ieri, dalle colonne de La Stampa di cui è firma autorevole, il sociologo Luca Ostilio Ricolfi, ordinario presso la facoltà di Psicologia dell’Università di Torino.

“Il clima è cambiato”, scrive, “è finita un’epoca”. Quale? Quella “in cui le università avevano mano libera nelle promozioni dei candidati locali, spesso pessimo. (…) in cui i clan accademici la facevano da padroni, (…) in cui si sapeva che i bilanci in rosso sarebbero stati ripianati, (…) si potevano moltiplicare impunemente i corsi di laurea (…) in cui i risultati non venivano utilizzati per premiare i migliori” e via stigmatizzando.

La domanda che sorge spontanea è dove stesse, il professor Ricolfi, in quell’epoca e di che cosa si occupasse. Visto che insegna dal 1989, sarebbe interessante vedere a quanti consigli di facoltà ha partecipato e come ha votato in questi anni o, meglio, quante volte ha fatto mettere a verbale,  eventualmente, il suo dissenso.

Da chi usa questi toni da orazione civile, il minimo che ci si possa aspettare è che almeno una volta, una volta sola, si sia incatenato alle porte del rettorato.

A meno che – e questo è possibile – le facoltà di Economia e di Scienze della formazione, poi di Psicologia in cui Ricolfi ha insegnato ed insegna, siano state e siano oasi felici.

Data: 30 ottobre 2009

Ddl Gelmini: Decleva, ok. Fontanesi, troppi paletti

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Il disegno di legge della Gelmini di riforma dell’Università – approvato oggi dal consiglio dei Ministri – registra i primi commenti.

Il numero uno dei rettori italiani, Enrico Decleva, plaude sostanzialmente all’impianto del provvedimento che, ricordiamo, interviene decisamente sulla governance degli atenei, sul reclutamento e sul altri temi.

Per l’ampiezza del suo impianto e la valenza riformatrice degli interventi previsti”, dice Decleva in una nota ufficiale, “rappresenta un’occasione fondamentale e per molti versi irripetibile per chi ha davvero a cuore il recupero e il rilancio dell’università italiana”.

Secondo il rettore dei rettori, “rispetto ad alcune soluzioni potranno essere opportuni ulteriori approfondimenti. Ma è essenziale che, a questo punto, anche nel nostro Paese si siano determinate le condizioni per affrontare in un’ottica coerente e di ampio raggio urgenze e criticità altrove superate da tempo”.

Per il presidente della Crui “è ora necessario che il confronto parlamentare si sviluppi concentrandosi sul merito delle varie questioni. Così come è indispensabile, e per più aspetti pregiudiziale, che all’avvio del processo riformatore, e a garanzia della sua credibilità, corrisponda una disponibilità adeguata di risorse. A partire da quanto sarà garantito al finanziamento degli atenei per il 2010”.

La Crui dunque ripropone il suo schema: riforma, anche pesante, purché i tagli già calendarizzati da Tremonti rientrino.

Di tono diverso, l’intervento del rettore dell’Università di Milano Bicocca, Marcello Fontanesi, intervenuto oggi a Milano, nella sede di Assolombarda, alla presentazione del Rapporto Stella sui laureati degli atenei lombardi e di altre università italiane (Federico II, Napoli, Pisa).

Fontanesi, che è uno dei rettori più in vista di Aquis, l’associazione degli atenei eccellenti, parla del ddl come di una “legge ambiziosa” ma che presenta un richio “quello di regolare il tutto in maniera troppo dettagliata, inserendo un mare di paletti”. Per Fontanesi, le nuove norme rischiano di essere “una camicia di Nesso, che può ridurre la capacità di sperimentare, innovare, autorganizzarsi. Abbiamo a che fare con la gestione di cervelli”, ha concluso, “e c’è bisogno di un sistema libero. Non anarchico ma libero”.

Data: 28 ottobre 2009

Anvur, regolamento alle Camere

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Pochi giorni fa avevamo dato conto della lentezza con cui lo schema di decreto della nuova Agenzia per la valutazione-Anvur procedeva nel suo iter. Si notava, tra l’altro, come il provvedimento, licenziato dal Consiglio di Stato a metà settembre, non fosse stato ancora inviato dal ministero dell’Istruzione al ministero per i Rapporti col Parlmento e quindi alle commissioni parlamentari competenti per gli atti successivi.

Ebbene, il 21 ottobre, due giorni dopo la nostra notarella, lo schema di decreto è stato inviato in Parlmento dove, l’indomani, è stato assegnato alle commissioni Cultura e Bilancio della Camera.

Certamente una coincidenza.

Intanto festeggiamo: un altro faticoso passo verso la valutazione.

Le due commissioni hanno tempo,  rispettivamente, fino al 6 e al 21 novembre per l’esame.

Data: 28 ottobre 2009

Petizione online: 50 milioni, chi li ha visti?

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Che fine hanno fatto quei 50 milioni? Se lo chiedono e lo chiedono al ministro Gelmini, i Ricercatori precari, che hanno lanciato anche una petizione online.

Si tratta del programma “Il futuro della ricerca”, annunciato dal Miur il 19 dicembre scorso, per  “favorire sia il ricambio generazionale sia il sostegno alle eccellenze scientifiche emergenti e già presenti presso gli atenei e gli enti pubblici di ricerca aderenti al Miur, destinando adeguate risorse al finanziamento di progetti di ricerca fondamentale.”
Il programma, finanziato nell’ambito del Fondo per gli investimenti della ricerca di base-Firb, era rivolto a dottori di ricerca di età non superiore ai 32 anni e giovani docenti o ricercatori fino ai 38.

Dalla scadenza per la presentazione dei progetti, fissata al 27 febbraio scorso, nessuna nuova. Neppure per sapere i risultati della valutazione dei progetti partecipanti che, da bando, avrebbe dovuto concludersi entro 180 giorni dalla data di pubblicazione.

“Oggi, quasi due mesi dopo la scadenza”, scrivono i Ricercatori precari, “ancora non si sa nulla degli esiti della valutazione, ed il Miur non si è sentito in dovere neanche di emettere una nota ufficiale per spiegare i motivi di tali ritardi”.

E per questo, propongo una petizione online, sottoscrivibile qui

Data: 26 ottobre 2009

Un corvo contro Pizza

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Un anonimo persecutore bombarda da giorni le redazioni con comunicati pesantissimi contro il sottosegretario all’Istruzione, Giuseppe Pizza.

Assurto alle cronache politiche per la proprietà legale del vecchio scudo democristiano, con cui minacciò di far rinviare le elezioni politiche del 2008, dalle quali era stato erroneamente escluso, Pizza fu nominato, un po’ a sorpresa, sottosegretario all’Istruzione. Un posto, si disse all’epoca, a cui aspiravano deputati e senatori da sempre impegnati su questo fronte, come la forzista Valentina Aprea o l’aennino Valditara.

La scelta di Pizza, per molti osservatori, fu giudicata una ricompensa per la sua rinuncia a bloccare le elezioni e, comunque, a presentare un simbolo che in qualche modo poteva disturbare il Pdl.

Quali che siano i motivi, Pizza aveva scelto di essere sottosegretario molto low profile, tenendosi alla larga dai temi più scottanti abbondantemente presidiati dalla Gelmini.

Da un po’ di giorni, un corvo telematico ce l’ha con lui. Scrive da un account di posta elettronica di Gmail, col nominativo ‘Democristiani onesti‘.

Così un comunicato via l’altro, addirittura una newsletter, esonda con ricostruzioni sulla vita privata del politico calabrese e muove pesanti accuse, ovviamente non facili da verificare.

Ultimo atto: il ripescaggio dagli archivi online del Corriere delle Sera di un vicenda giudiziaria che lo avrebbe visto indagato alla metà degli anni ‘90.

Data: 24 ottobre 2009

Dite al Corriere che Grasso è un prof

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Bellissimo reportage fotografico sulla Cattolica di Milano firmato da un trentenne ex allievo dell’ateneo di padre Gemelli, William Willinghton. Si tratta di Italian Students, un anno di scatti in bianco e nero nei chiostri milanesi (ma anche nelle tante sedi distaccate) a cogliere il popolo della Cattolica, ovvero le migliaia di giovani che ne frequentano i corsi.

Foto che saranno esposte in una mostra allestita proprio nel cortile d’onore del rettorato, a Milano, dal prossimo 29 ottobre al 28 febbraio del 2010.

A commentarle un ex-studente di rilievo: Aldo Grasso, critico televisivo del Corriere della Sera.  E proprio il magazine del Corrierone ha dedicato, ieri, un grande servizio (ben nove pagine)  all’iniziativa.

Nel boxino che dettaglia la mostra, le biografie degli autori. Di Grasso si ricorda solo il passato studentesco omettendone, singolarmente, il presente accademico: ordinario di Storia della radio e della televisione presso la stessa Cattolica.

Una svista? O una pruderie del giornale? Essendo, l’autorevole collaboratore, dipendente dell’università di cui si parla, qualche lettore potrebbe eccepire trattarsi di (un minuscolo) conflitto di interessi.

Sicuramente, per Grasso il problema non si pone: alcuni anni fa,  proprio dalle colonne del Magazine, il critico ironizzò pesantemente (e in una maniera che allora apparve pretestuosa) sul titolo di un corso della Iulm, ateneo competitor di Cattolica in alcune discipline dell’area della Comunicazione.

Data: 23 ottobre 2009

Su Cepu le news di Studenti.it

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Dunque ci siamo. Dalla pace fatta fra Studenti.it e Cepu, come raccontammo un anno fa, eccoci alla collaborazione: il rinnovato sito del Gruppo Polidori (eCampus, Cepu, Grandi Scuole, Accademia del Lusso, Istituti Callegari, Ateneo Formass) si fregia adesso delle news del portale studentesco di Studenti MediaGroup, ora inserito nel Gruppo Banzai.

E dire che,  per molti anni, Studenti.it è stata una vera spina nel fianco del “re della ripetizione”, Francesco Polidori (qui una delle sue rare interviste).

Nei primi anni 2000, al Cepu e ai suoi metodi era dedicato persino un richiamo in homepage.

Implacabile, però, il motore di ricerca del portale riesuma ancora oggi i molti articoli sul tema (117), preparati negli anni, dalla redazione.

L’ultimo però porta la data del 28 marzo 2008: a maggio, l’editrice Studenti MediaGroup aveva dato notizia dell’accordo di una piattaforma comune per interagire con il target degli studenti medi al dominio (www.promo.studenti.it/cepu).

“A supporto del progetto speciale”, si poteva leggere sul Daily Media dell’epoca, “è prevista una  pianificazione tabellare sui siti del network Studenti.it e sulla rivista artacea StudentiMagazine, almeno fino a settembre 2008″.

Dopo la pianificazione pubblicitaria, sia arriva oggi alla fornitura delle news.

E Cepu, sarà un caso, sparisce nell’attualità informativa del portale.

Data: 20 ottobre 2009

Anvur, regolamento al rellenty

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Il parere del Consiglio di Stato porta la data del 16 settembre. “L’affare trattato”, come recita il documento con prosa altoburocratica, contrassegnato dal numero 03462/2009, è il regolamento dell’Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca-ANVUR, presentata dalla Gelmini alla fine di luglio.

CampusPRO, che se ne occupò all’epoca, non poté esimersi dal notare che c’era voluto un anno per arrivare a questo documento, sebbene si trattasse di una revisione di lavoro precedente, quello messo a punto da Mussi.

Il Consiglio di Stato avendo fornito il parere favorevole – con alcune osservazioni – ora il ministero potrebbe presentare alle Commissioni parlamentari. La cosa non dovrebbe essere problematica, visto che il testo non è troppo dissimile da quello che fu esaminato dagli organi parlamentari tre anni fa.

Insomma, sulla valutazione, al di là dei proclami riformatori del ministri, le cose procedono piuttosto lentamente.

Tra l’altro, leggendo il parere del Consiglio, non sfugge la bacchettata dei giudici amministrativi allo staff gelminiano.

“In sede di modifica dello schema”, scrive l’estensore, Francesco Bellomo, “il Ministero dovrà prestare cura alle emende formali, quali la trasformazione in lettere dell’alfabeto dei numeri espressi in cifre he non indichino articoli o commi di legge (es. art. 6, comma 2: “4 anni”)”. Ma non basta, il giudice chiede anche “la sostituzione di termini inappropriati (art. 8, comma 3 secondo periodo dove, per designare il rispetto delle quote minime per componenti di sesso maschile e femminile, si usa l’espressione ‘ciascun genere’, peraltro non chiara) o di formule confacenti all’uso normativo, come codificato nella circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 2 maggio 2001, n. 1/1.1.26/108888/9.92)”.

Il che legittima la domanda: ma a chi ha fatto scrivere questo regolamento la Gelmini?

Data: 19 ottobre 2009

Torino, si rivede l’Onda

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Questo pomeriggio, duecento fra ricercatori precari e studenti dell’Onda hanno occupato per alcune ore il rettorato del Politecnico di Torino mentre era in corso una seduta del Senato accademico.

Lo rivela la Rete dei ricercatori precari.

A seguito della manifestazione, il Politecnico ha riaperto il tavolo di trattativa per l’inquadramento di alcune centinaia di giovani ricercatori.

Data: 15 ottobre 2009

Sanzioni al calcio, cafoni in cattedra

Enrico Decleva Sospensione ovvero impossibilità di frequentare, ma soprattutto di sostenere esami. È la sanzione comminata, recentemente, a due studenti dei Collettivi dall’Università Statale di Milano.
I due, durante una manifestazione di protesta in quell’ateneo, avevano improvvisato un accanito match di calcetto sul prato dei chiostri di via Festa del Perdono. La goliardata era stata battezzata The Cleva Cup, nome foneticamente assonante con il cognome del rettore, Decleva appunto. Un’apposita commissione, pochi giorni fa, ha applicato, nei loro confronti, il nuovo regolamento di ateneo, affibbiandogli rispettivamente uno e due mesi di sospensione.
Il Magnifico, rivendicando il provvedimento, ha commentato: «La libertà di espressione di tutti è fatta sempre salva, ma vanno censurati i comportamenti impropri». Ora la questione non è di poco conto. Enrico Decleva è infatti il rettore dei rettori, essendo il presidente della Crui e i suoi atti, anche solo come magnifico della Statale, hanno necessariamente un’altra rilevanza da quelli assunti dal suo collega dell’Insubria, tanto per citare una piccola università.
E allora si deve auspicare che questo rigore, abbattutosi sui compagni goliardi, valga doverosamente per tutta la comunità accademica. Infatti, se viene giudicato «improprio» rincorrere un pallone sul bel prato della Ca’ Granda, c’è da chiedersi come debbano essere valutati i comportamenti insolenti di alcuni docenti, anche milanesi, anche della Statale, di cui ci occupiamo nella storia di copertina, Maleducateneo, un piccolo viaggio sull’inciviltà in cattedra (e sui banchi, peraltro), che abbiamo compiuto da Nord a Sud.
Come sanzionerebbe Decleva il comportamento di due suoi docenti che, in una recentissima sessione d’esame di una delle facoltà più gloriose della Statale, mentre valutavano due candidati, in parallelo, da due cattedre a poca distanza l’una dall’altra (e anche il sovraffollamento o la cattiva gestione degli spazi, dovrebbero essere sanzionati), si interrogavano vicendevolmente sui prezzi di alcuni capi di abbigliamento e su altri capitali argomenti? E non interrompendo l’interrogazione, semplicemente inframmezzandola con i loro privatissimi colloqui. E sarebbe questo un comportamento «proprio» della funzione docente, Magnifico rettore?

P.s. Ai compagni goliardi: siamo e saremo dalla vostra parte quando userete l’ironia come arma politica. Non così quando sceglierete l’eccesso e la sopraffazione. E purtroppo in Statale, negli ultimi tempi, è successo più di una volta.

Data: 6 ottobre 2009

Odio freddo su Israel

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Odifreddi, il Matematico impertinente, fresco prepensionato dell’Università di Torino come ha rivelato Campus, non ne vuol sapere di godersi il suo buen retiro dedicandosi alla sua attività di divulgatore scientifico.

Giorni addietro, ha messo il cappello anche sulla polemica Israel, quella montata contro il docente della Sapienza, reo di aver guidato il tavolo tecnico ministeriale che ha lavorato alla riforma delle Ssis, le scuole di formazione degli insegnanti.  Polemica che, lo ricordiamo, aveva toccato vertici razzistici quando si erano ricordate le origine ebraiche del professore.

Odifreddi, revisionando la sua nutrita bacheca di premi e riconoscimenti, ne ha rinvenuto uno del 2002 e intitolato a Giuseppe Peano. E lo ha rispedito al mittente. Motivo? Era stato attribuito anche a Giorgio Israel, colpevole secondo Odifreddi, di “pensiero fondamentalista”.

Un discendente del Peano ha protestato, ieri, con una lettera al Corriere della Sera.

“Come pronipote di Giuseppe Peano“,  ha scritto Peano jr, “propagatore di idee di tolleranza e creatore di una nuova lingua per la comunicazione internazionale, l’Interlingua, oltre che matematico insigne, non posso che esprimere la mia più completa solidarietà al professor Israel, in totale e assoluto dissenso dalle affermazioni del mio concittadino Odifreddi”.

E matematico è pure Israel anche se, a differenza di Odifreddi, insegna ancora.

Invidia dei numeri primi?

Data: 1 ottobre 2009
Campus
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