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Il ceo e i dottorandi

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Il suo gruppo, presente in 140 Paesi, ha fatturato lo scorso anno qualcosa come 41,5 miliardi di dollari (circa 28 miliardi di euro), realizzando utili netti per oltre 8.
Daniel “Dan” Vasella, chairman e ceo di Novartis, il gigante svizzero nato nel 1996 dalla fusione di Ciba Geigy e Sandoz, è certamente uno dei manager più noti al mondo.

Uno che deve interessarsi della riforma sanitaria americana di Obama, dell’arrivo dell’influenza suina in autunno col dubbio che i suoi laboratori (e quelli dei competitors) non siano in grado di produrre abbastanza scorte di vaccino, che deve fare i conti con gli animalisti di Alf i quali, accusandolo di essere il capo di una banda di vivisezionatori, gli hanno bruciato casa e profanato la tomba di famiglia.
Un uomo che sta in cima a un impero industriale di 99mila persone, fra dipendenti e collaboratori.
Insomma uno dall’agenda impossibile, zeppa di consigli di amministrazione, riunioni di staff, voli, meeting internazionali.
Eppure, l’altro ieri, mr. Vasella nel quartier generale di Basilea, dove ha sede il Campus Novartis – una grande aree ex-chimica riconvertita in un bel quartiere dove i palazzi in cementovetro si alternano agli spazi verdi e ai bar – ha trovato 60-minuti-60 da dedicare a un gruppo di giovani neolaureati e dottori di ricerca proveniente da tutta Europa.
Proprio così, un’allegra brigata di ragazzotti promettenti (fra cui cinque italiani), selezionati da Novartis per una tre giorni sulle biotecnologie, BioCamp, hanno potuto ascoltare da uno dei manager più potenti del mondo, una brillante lezione sulle sorti del biotech e della farmaceutica, in relazione alle sfide dei prossimi anni: invecchiamento della popolazione, esplosione della spesa sanitaria, nuovi virus, malattie rare. Un’overview esclusiva lunga 45 minuti su temi strategici per ogni stato moderno. Il restante quarto d’ora, Vasella l’ha dedicato alle domande dei giovani ospiti. Tutt’altro che riverenti: effetti collaterali dei farmaci, investimento in medicinali orfani ecc ecc.
Eppure la finalità di quel raduno non era immediatamente quella di reclutare: ogni anno Novartis riunisce ai quattro angoli del mondo un po’ di giovani con i BioCamp e capita che ne metta sotto contratto alcuni. Insomma, il ceo non parlava a un plotoncino di giovani neoassunti, fatto che sarebbe stato comunque rilevante. Semplicemente, in Novartis avere un ottimo curriculum accademico, essere giovani e motivati è un valore e il fatto che ceo ma anche molti top manager dedichino tempo e attenzione a iniziative del genere lo testimonia.
Una situazione inimmaginabile in Italia, dove la spocchia comincia ad albergare nelle fabbrichette da 10 operai in su e dove le politiche sulle risorse umane sono ormai raramente basate sulla ricerca del talento e sulla valorizzazione dei giovani.
Per questo l’Italia è un paese ingrigito e corporativo, nel quale essere giovani e bravi è spesso un problema.

Data: 26 agosto 2009
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1 Commento a “Il ceo e i dottorandi”

  1. PAOLA scrive:

    IL SIGNOR VASELLA NON MI PIACE!!!! nON E’ UMANO!!!! CHIEDO DI AVERE SUE E-MAIL PER SCRIVERGLI!! iN SVIZZERA NON ESISTE IL RISPETTO DELLA VITA! iL SIGNOR VASELLA PER ME NON E’ UN MEDICO! E’ ALTRO! lE RICERCHE SCIENTIFICHE FATTE USANDO ANIMALI VIVI SONO FATTE DA SADICI E VIOLENTI, DA PERSONE CHE NON SANNO CHE LA VITA E’ SACRA, DI QUALSIASI ESSSRE VIVENTE! iL 5° COMANDAMENTO DICE: non uccidere.

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