Dagli addosso al né-né
Il Rapporto Giovani (dell’omonimo Dipartimento dell’omonimo Ministero) ha lanciato il sasso in uno stagno melmoso: 700 giovani, fra 15 e 35 anni (giovani di 35 anni?) non studiano né lavorano. Deliberatamente.
Il Corriere della Sera, ieri, ha dato spazio alla notizia e le grida si sono levate altissime.
Vagabondi, fannulloni, mangiapane a ufo, bamboccioni sono stati gli epiteti migliori. Sulla graticola è finita anche l’università, accusata in qualche modo di esaltare eccessivamente le aspettative di una generazione.
Per contro, c’è chi la mena col precariato e con lo sfruttamento, dicendo: “I né-né” hanno ragione.
Chi ha torto? Chi ha ragione?
Queste statistiche (elaborate dal Dipartimento di studi sociali de La Sapienza) sono affidabili? O c’è da evocare il solito Trilussa, buonanima, con la famosa invettiva sugli italiani che mangiano un pollo a testa?
Personalmente sono un po’ scettico: in vita mia ne ho conosciute di persone giovani che non studiavano né lavoravano ma, dieci volte su dieci, rivelavano fragilità, depressioni, spesso malattie vere e proprie. Anche quando erano mascherate da scelte consapevoli.

17 luglio 2009 alle 20:03
D’accordo con te Giampaolo. Chi punta il dito anche tra gli “esperti” dimostra altresì una fragilità educativa e di giudizio che nemmeno la loro “scienza” riesce a nascondere..il resto è solo materiale per riempire i giornali..banalità varie,spesso, su questi temi. E noi non ci possiamo interrogare se non lasciando aperta la possibilità di uno stupore che deriva da una responsabilità personale, piccola o grande che sia. Per chi è genitore basta iniziare guardando i figli nel cuore dei loro occhi e di quello che ci vogliono dire…Un saluto fraterno
17 luglio 2009 alle 23:24
vero, Alessandro, il banale ci assale. A ogni angolo. Giampaolo
20 luglio 2009 alle 23:51
i pochi che ho conosciuto erano studenti fuori corso che dovevano sostenere due-tre esami per laurearsi ma vivevano in generale una situazione di smarrimento generale, probabilmente stavano riflettendo sulla loro vita o su alcune scelte importanti da compiere, il problema era non trovare il giusto posto nel mondo che li circondava… in questa situazione non avevano la concentrazione di studiare o tantomeno di lavorare; personalmente non li ho mai scherzati o insultati, sapevo che dietro quella finta condizione del tempo libero 24h su 24 c’erano grandi problemi da superare
21 luglio 2009 alle 09:02
si’, credo che le statistiche, su questi temi, rischino di essere più aride di quanto lo siano proverbialmente. Chi finisce in questo impasse, raramente, lo fa in maniera libera. C’è sempre una coercizione, a volte subdolamente nascosta a lui stesso.
27 maggio 2010 alle 12:07
[...] qui un nostro precedente articolo sulla Generazione Né [...]