Meritocrazia. Basta tagliare gli appelli?
Un fantasma si aggira per l’università italiana: la meritocrazia. Da quando Roger Abravanel ha scritto, ormai più di un anno fa, un bel libro sul tema (Meritocrazia, Garzanti), la parola ha preso quota, dopo essere passata un po’ in disuso.
Il merito e la meritocrazia sono il mantra di una serie di opinionisti-editorialisti-economisti, molti d’estrazione bocconiana e non solo. Si tratta di Francesco Giavazzi, editorialista di punta del Corriere, del suo collega, Roberto Perotti, libellista di punta, amato e citato da chi, come Gian Antonio Stella fa le pulci all’accademia italiana. Del gruppo fa parte un altro studioso dell’ateneo di Via Sarfatti, Tito Boeri, firma di Repubblica e anima de LaVoce.info. Della partita è, infine, anche un economista della Cattolica, Giacomo Vaciago, commentatore del Sole 24 Ore.
Commentatori autorevoli e influenti, molto ascoltati dalla politica, che spesso, negli ultimi anni, pensa le riforme con le rassegne stampa in mano.
Dunque, meritocrazia. Ovvero governo dei migliori. Qualcuno può ragionevolmente dirsi contrario?
Se non che, talvolta, la lunga marcia verso il merito giustifica operazioni che, a ben vedere, con l’affermazione dei migliori hanno poco a che vedere.
Un esempio? La riduzione degli appelli d’esame. Proprio oggi, Vaciago, sul Sole (Chi paga il prezzo del merito?) la rivendica come uno degli strumenti meritocratici e propugna un solo appello d’esame all’anno per materia, “come avviene in tutti i Paesi normali!” (l’esclamativo è dell’economista).
E che c’azzecca la meritocrazia? Nell’università del 3+2 male applicato – quello della pletora di insegnamenti, degli esemi lievitati e sempre più spesso solo scritti – in “questa” università, la via al merito è la potatura degli appelli? La selezione dei migliori, in queste condizioni, deve diventare una darwiniana scrematura?
In Cattolica, l’ateneo di Vaciago, la riduzione c’è stata già, questa primavera. Non in questi termini, ma c’è stata. Tanto da spingere gli studenti ciellini di Lista aperta ad affiggere un polemico datzebao davanti a Largo Gemelli, con questo titolo: “Non siamo la Bocconi”.
Meritocrazia, certo. Ma anche giustizia. Perché ogni riforma deve vedere il consorso di tutte le parti in causa e non deve sacrificare, ancora una volta, quella più debole, vale a dire gli studenti.
Invece gli studenti sembrano diventati, negli ultimi tempi, i punch-ball di tutti gli innovatori. C’è chi propone l’aumento delle tasse, perché tanto, così come sono, finiscono semplicemente per far pagare poco i figli dei ricchi (Giavazzi). C’è chi vuol cambiare la governance negli atenei, eliminando con cura le rappresentanze studentesche dagli organi collegiali (vari rettori italiani alle prese con i nuovi statuti, come l’uscente bolognese Calzolari).
La meritocrazia è però altro, con buona pace dei riformatori dalle ricette facili facili. E’ una responsabilità comune, non un dazio da far pagare ad alcuni.

4 luglio 2009 alle 02:16
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5 luglio 2009 alle 19:58
Eppure, all’epoca dei nostri genitori (o nonni), gli esami per ogni materia ognuno erano a fine anno (almeno a Torino); e forse la serieta’ e l’impegno con cui si sostenevano gli esami (da parte degli studenti) era certo maggiore, una sorta di ‘esame di maturita’ per ogni materia.
Oggi ’si tentano’ gli esami, si riempiono formulari a domanda multipla tipo esame della patente, si sostengono esami da frequentante senza mai avere mai messo piede a lezione; gli scritti sono corretti da collaboratori di cattedra con ‘intervento finale’ equilibratore del Docente (se tutti sono bassi, si ‘alza’ il meno peggio). Non sarebbe ora di riacquistare un po’ di serietà, da parte di (docenti e) studenti? Da parte di tutti? (scusa la sfogo, di rado siamo in disaccordo:-)
7 luglio 2009 alle 03:45
Hmm. Is it true? :-)
7 luglio 2009 alle 18:21
Non sarebbe ora di riacquistare un po’ di serietà, da parte di (docenti e) studenti?
La questione è tutta qui.
Per questo mi risulta difficile accettare che si gabelli la pura e semplice riduzione degli appelli a ‘recupero di serietà’…
Se la serietà s’ha da recuperare, che lo si faccia tutti…
10 settembre 2009 alle 15:14
[...] tema del taglio degli appelli, lanciato a luglio sul Sole 24 Ore da Giacomo Vaciago della Cattolica e discusso da questo blog, torna suscitare interesse. Forse perché, col nuovo [...]