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Stamane, su ItaliaOggi, i voti agli atenei

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Una classifica “dalla parte dello studente”, che misura le performance degli atenei in fatto di didattica, ricerca, internazionalizzazione ma che valuta anche aspetti della vita studentesca molto importanti, come la trasparenza e l’occupabilità dei titoli di laurea.

E’ il rating della Guida all’Università 2010 di Campus, in edicola il prossimo 8 luglio, che oggi, 30 giugno,  verrà anticipato in esclusiva dal quotidiano economico ItaliaOggi.

Gli atenei italiani sono stati suddivisi da Campus fra generalisti e specialisti. I primi sono stati classificati, a loro volta,  in base alla popolazione studentesca (oltre 50mila iscritti, fra 10 e 50mila, fino a 10mila),  fornendo così una possibilità di comparazione altrimenti molto forzata.

Data: 29 giugno 2009

Quanto piace il voto al prof

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Pochi giorni fa, la notizia degli studenti milanesi del liceo Berchet che danno i voti ai loro docenti è apparsa su tutte le prime pagine dei giornali.

Commenti estasiati salvo, forse, la Bossi Fedrigotti sul Corriere della Sera. Qualcuno ha festeggiato l’affermarsi di un “modello Brunetta” anche fra i banchi delle superiori.

Pochi sanno che, in Italia, la valutazione degli studenti è introdotta per legge già da qualche anno, all’università. O meglio, sarebbe, perché come Campus ha già scritto più volte quest’anno (lanciando anche la campagna Dillo alla Gelmini, anche noi valutiamo), quest’obbligo è surrettiziamente disatteso.  Come? L’esito questionari di valutazione, distribuiti a fine corso,  viene occultato dalla maggioranza degli atenei italiani. Si contano sulle dita di due mani, quelli che li comunicano tramite web d’ateneo. L’unica università che aveva iniziato a pubblicizzare i dati, indicando il nominativo dei docenti, era Trieste ma l’aggiornamento dei dati si è misteriosamente bloccato.

Nell’ateneo giuliano, qualche maligno ha anche detto che la caduta del rettore Romeo, tre anni orsono, fosse imputabile proprio a questa iniziativa.

Eppure la parola valutazione è diventato il mantra di ogni commentatore, politico od accademico, dei fatti universitari.

Data: 26 giugno 2009

La crisi? La paghino gli studenti

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Ci risiamo. La mungitura dello studente come panacea di tutti i mali universitari.

Oggi la propina un economista, Francesco Giavazzi, editoralista del Corriere e consigliere un tempo molto ascoltato di Mariastella Gelmini.

Intervenendo oggi sul quotidiano – Prova di verità per gli atenei – Giavazzi ricorda che, dal prossimo anno accademico, graveranno sulle università italiane svariati milioni di euro di tagli ai trasferimenti: 10% nel prossimo anno, 18% in quello successivo.  Con le attuali regole – dice il professore – “per cui anche i bidelli eleggono i rettori”, gli atenei così a corte di risorse “saranno destinati a chiudere”. Con la governance attuale, l’accademia non sarebbe in grado di adeguarsi, rivoluzionando completamente criteri di ripartizione delle risorse e di spesa.

Giavazzi poi elogia parzialmente il ministro per aver bloccato il reclutamento con le vecchie regole, di aver agganciato il 5% dei fondi dell’anno in corso (in chiusura) alla valutazione e per aver abbozzato una riforma della governance.

Idee che, secondo l’autorevole bocconiano, trovano ostacolo nel gattopardismo degli universitari, dei sindacati e nella durezza di Tremonti nel non voler rivedere i tagli previsti.

Ergo, in questa situazione di stallo, aumentiamo le rette degli studenti che, livellate come sono, ultimamente, non sono che un trasferimento di risorse dai poveri ai ricchi.  Introducendo, contestualmente, “borse di studio di pari valore per i meno abbienti”.

Economista, forse un po’ sofista (molte affermazioni sono piuttosto discutibili), Giavazzi invoca la solita vecchia politichetta: “Agli zoppi? Grucciate”.

La Gelmini non riesce a riformare? I baroni fanno resistenza? I sindacati s’arroccano? Tremonti non sente ragioni? Paghino gli studenti e le loro famiglie.

Data: 24 giugno 2009

Russia, fuoricorso violentatrice

Valeria K. da Life.ru

Che abbia ragione, Mariastella Gelmini, a prendersela spesso con i fuoricorso indicati, nelle ricorrenti riflessioni ministeriali sul tema del merito, come zavorra dell’università italiana?
Chi non studia con profitto e bighellona in facoltà rischia infatti di finire preda dei propri vizi anziché coltivare le virtù.

Ne è la riprova la storia di Valeria K., trentaduenne russa di Tambov, cittadina a sud est di Mosca, finita in manette per aver torturato una serie di uomini, attirati in casa e poi narcotizzati. Ne dà notizia il giornale russo Life.ru, raccontando che Valeria, ribattezzata dagli investigatori “la donna ragno†perché la sua tecnica ricordava quello della vedova nera, legava e torturava i poveretti, fin nei genitali.

Quello che il giornale non spiega è a quale corso di laurea sia iscritta.

Data: 23 giugno 2009

Terremoto, UniBari blocca i trasferimenti

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La notizia è di fine aprile ma è stata resa nota, nei giorni scorsi, da CampusPRO, il quindicinale di Campus dedicato ai professionisti dell’università e della ricerca, che ha pubblicato il verbale “ufficioso” di una riunione della Conferenza dei Rettori italiani-Crui.

In quel documento, il resoconto curato dal professor Andrea Di Liddo, prorettore a Foggia, si dava conto anche di un intervento del rettore barese, Corrado Petrocelli, sul trasferimento nel suo ateneo degli studenti aquilani.

Petrocelli spiegava di aver ricevuto, nelle settimane successive al sisma, “oltre 150 richieste di trasferimento” a Bari, e “di averle respinte tutte”. Il rettore invitata quindi i suoi colleghi a fare altrettanto.

Il gesto voleva essere,  evidentemente, di solidarietà con l’ateneo aquilano che rischierebbe la diaspora studentesca. Un altro duro colpo, dopo il terremoto.

Lodevole.

Come però è legittimo il desiderio di tanti studenti di non perdere un anno.

Perché il punto è proprio questo: chi sta pensando a loro?

Proprio ieri, fra le lettere a Repubblica, emergeva lo sfogo di uno studente aquilano (iscritto però a Teramo). Lamentava la sparizione degli aiuti di Trenitalia che, per nei primi due mesi, aveva offerto il trasporto gratuito agli studenti su quella tratta.

Non vorremo che dopo l’emozione del 6 aprile intorno alle macerie della Casa dello Studente e, nelle settimane successive, alle lauree alla memoria per gli studenti morti, sulle storie, le vite, i bisogni degli universitari aquilani scendesse, inesorabile, l’oblio.

Data: 12 giugno 2009

Debora, “ragazza” di 39 anni

deborah.jpg“Questa ragazza ha battuto Berlusconi”, titolava, a due giorni dal voto, l’Unità, proponendo l’exploit di Debora Serracchiani nella circoscrizione Nord-Est, dove l’esponente pd ha raccolto un mare di preferenze e, nel Friuli, ha sopravanzato il presidente del Consiglio.

Non vogliamo parlare di politica, né commentare i flussi elettorali, europeei ed amministrativi dello scorso week-end. Non vogliamo chiosare su chi ha vinto e chi ha perso.

Usiamo questo titolo del giornale fondato da Antonio Gramsci per riflettere, ancora una volta, su come la questione giovanile sia davvero incistata in questa Italia.

Il fatto che una persona di quasi quarant’anni, che fa l’avvocato da anni,  sia infatti considerata una “ragazza” dimostra, in modo inequivocabile, come il pregiudizio bamboccionico – quello che rese celebre Padoa-Schioppa, per il quale i giovani amerebbero la sicurezza della casa familiare, non avendo il coraggio di affrontare la vita – sia vivo, vivissimo.

I giovani italiani, che si sentono legittimamente, esclusi dalla vita civile – nel senso che la società del Bel Paese gli si è chiusa contro, lasciandogli solo le briciole – sappiano che qui continua a tirare una brutta aria.

E a Debora Serracchiani rivolgiamo un modesto appello: oltre a inserire la questione giovanile nella sua agende politica a Strasburgo, si ribelli quando la si etichetta come “ragazza”. Sappia che, più o meno incosciamente, stanno fregando tutti i giovani d’Italia. E forse anche lei.

Data: 11 giugno 2009

Decleva promette valutazione e omette trasparenza

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Obbligo di trasparenza e attenzione ai giudizi sull’offerta didattica: intervistato (anche) su questi temi dal Sole 24 Ore di ieri, il professore Enrico Decleva, rettore della Statale di Milano ma soprattutto presidente Crui, ha dichiarato che “la prima tappa è stata rappresentata dai questionari consegnati agli studenti per registrare le loro valutazioni sui corsi, ma ora bisogna fare di piùâ€.

Citando il proprio ateneo, ha raccontato che a Milano queste pratiche sono state estese “anche ai laureandi e ai dottorandi, per superare un limite grave, legato al fatto che, con i questionari tradizionali si interpellano solo gli studenti frequentanti e solo in un dato periodo dell’anno”.

Nessun riferimento alla prima parte della domanda, quella relativa, appunto alla trasparenza.

Il presidente della Crui fa bene a glissare. Sull’attuazione dell’articolo 2 del D.M. 31 ottobre 2007, n.544, incentrato sui requisiti di trasparenza delle università italiane riguardo alla didattica, molti atenei sono infatti inadempienti.

Fra le molte informazioni che le amministrazioni avrebbero dovuto rendere disponibili agli studenti sul sito d’ateneo, anche i risultati della valutazione della didattica. E proprio questi, come aveva svelato Campus alcuni mesi fa, lanciando anche su Facebook, la campagna “Dillo alla Gelmini, anche NOI valutiamoâ€, sono praticamente introvabili. Pochissime le università che li inseriscono e solo un paio lo fanno in maniera nominativa, potendo cioè risalire al nome del docente.

“Ora bisogna fare di piùâ€, dice Decleva. 

Detto dal numero uno dei magnifici d’Italia, un impegno da registrare. Chissà che il presidente non lo voglia ricordare ai propri colleghi rettori, in occasione della prossima assemblea.

Data: 9 giugno 2009

Boccaccio in ateneo? Odor di leggenda

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L’immagine dell’università italiana è davvero ai minimi termini. Professori che ricattano sessualmente le assistenti fanno capolino in una fiction ultrapopolare come Un posto al sole (di cui parleremo nel prossimo numero di CampusPRO, online intorno al 20 di giugno). Ora, storie boccaccesche, ma con un coté accademico, sbucano nelle cronache (nel caso specifico Repubblica.it, edizione di Milano).

E’ accaduto a Pavia, città universitaria per antonomasia: la polizia sarebbe accorsa giovedì 6 giugno in un’elegante abitazione cittadina. A chiamarla un cittadino, docente universitario, da poco uscito per recarsi in ateneo e, per una dimenticanza, rientrato in casa anzitempo (nel più tipico schema del folklore urbano).

Il professore avrebbe scorto una sagoma scappare in una stanza e lì chiudersi a chiave. Di sopra, in camera da letto, la moglie apparentemente addormentata nel letto.

Agli agenti, una volta stanato il supposto ladro, non resta che constatare l’abbaglio: non di furto si trattava, ma di tradimento. L’uomo è un giovane assistente della moglie, professoressa universitaria anch’essa, ed è per giunta seminudo.

La volante però – spiega il giornalista rimasto singolarmente anonimo come anonimi sono i protagonisti della storia (altro classico delle fiabe moderne) – è costretta a fare rapporto, di qui la fuga di notizie. Intanto, in ateneo, sempre secondo l’informatissimo cronista, sarebbe cominciata la caccia ai protagonisti della vicenda.

La storia pare una copia carbone di tantissime leggende e ne ha tutti gli ingredienti. Come spiegano gli antropologi culturali, quando nella pancia di una comunità si addensano sentimenti reconditi, il mito prima o poi prende forma.

Data: 8 giugno 2009

Gran Bratagna: lo studente fa causa

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L’età del malcontento: così titola l’autorevole Times Higher Education-The di ieri, dedicando la copertina a un fenomeno crescente, quello degli studenti che protestano.

Nulla a che fare con la nostra Onda o i movimenti francesi anti-Pécresse, si tratta invece degli studenti che usano le vie amministrative e/o legali contro i propri atenei, per disservizi et similia.

Secondo il giornale britannico, sebbene si tratti di soli 900 casi in Inghilterra e Galles, denotano una tendenza nuova per gli atenei di sua maestà: quella consomeristica. Insomma, scrive THE,  gli studenti, come i clienti di qualsiasi mercato, s’arrabbiano se la cosa acquistata non risponde alle promesse del venditore.

Il punto, continua il settimanale, è che le amministrazioni non sono affatto pronte a questa new wave studentesca.

L’inchiesta, introdotta da un articolo di Francis Furedi, docente di Sociologia all’Università di Kent, ha subito sollevato una serie di commenti sul forum del sito fra cui quello di un altro insegnante, che ha lasciato un post piuttosto polemico.

“La distinzione fra clienti e studenti è cruciale”, ha scritto il professore, ricordando che “i clienti hanno diritti mentre gli studenti, diritti ma anche responsabilità. Gli atenei dovrebbero rispettare i diritti degli studenti ma richiamarli alle loro responsabilità. Una cultura della lamentela che enfatizzi i diritti ma ignori le sottostanti responsabilità infantilizza tutti. E nel lungo periodo”, ha concluso, “provoca agli studenti un grave disservizio”.

Data: 5 giugno 2009

Harvard, 1,5 milioni di dollari per la cattedra gay

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Un milione e mezzo di dollari per una cattedra in Studi su gay, lesbiche, bisessuali e transgender: lo riceverà l’università di Harvard dall’associazione Gay and Lesbian Caucus dello stesso ateneo. Lo rivela il New York Times di oggi.

L’insegnamento, che sarà affidato a un visiting professor, è il primo di questo genere negli Stati Uniti, dopo che negli anni ‘90, Yale aveva rifiutato di istituire una cattedra in Gay studies, dietro la proposta di donazione di un milione di dollari da parte dello scrittore ed attivista anti-Aids, Lerry Kramer.

Peraltro, dal 1986, alla City University di New York esiste un corso in Gay, lesbian, transgender Studies, ma è la prima volte che una cattedra del genere viene affidata dietro donazione.

Ad Harvard il corso sarà intitolato a F.O. Matthiessen, un docente dell’ateneo e critico letterario “esempio inusuale di omossessuale che viveva la sua sessualità come un segreto aperto, alle metà del ventesimo secolo”, recita un comunicato.

Data: 4 giugno 2009

Frati vs Montalcini/2

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“I finanziamenti alla ricerca devono essere distribuiti sulla base di un bando e secondo criteri di trasparenza e queste regole valgono anche per un istituto prestigioso quale quello diretto dalla Senatrice Rita Levi Montalcini“. Parola di  Luigi Frati, rettore della Sapienza che precisa così quanto rivelato da CampusPRO e scritto anche da questo blog che ha riportato il resoconto ufficioso di un’assemblea Crui di fine aprile.

Il 29 maggio scorso, poco dopo la diffusione del quinto numero di CampusPRO, l’ufficio stampa della Sapienza ci ha fatto pervenire questa scarna dichiarazione del rettore che si completa con quest’altra affermazione: “Non si seguono queste linee guida, si corre il rischio che i soldi vadano ai mediocri”.

Francamente, avendo avuto modo di lodare in più di un’occasione la brutale schiettezza di Frati, troviamo un po’ deludente questa precisazione, anche perché a quanto ci risulta, il giudizio sulla mediocrità di quei ricercatori non era stato semplicemente ipotizzato.

Data: 3 giugno 2009
Campus
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