Bocconi, se il test è un feticcio
Un sabato coi numeri giusti, il prossimo, alla Bocconi di Milano. L’ateneo di Via Sarfatti ospita infatti le Olimpiadi di Matematica, con 3.600 giovanissimi partecipanti da tutto il mondo.
Si tratta di studenti delle superiori che hanno il santo per i numeri.
Con tutto quello che si dice sull’allergia dei più giovani, soprattutto italiani, verso le scienze dure, iniziativa meritoria. Così come lo sono i riconoscimenti offerti: “Premi informatici, telefonini, giochi didattici, calcolatrici e buoni libro”, spiega un comunicato. Senza contare che ai migliori punteggi “sarà riconosciuto un credito formativo”.
Di più e meglio: per i ragazzi degli ultimi anni delle superiori, in palio anche “due iscrizioni alla Bocconi”, nel senso che la retta viene azzerata ma a condizione, si legge più avanti, “che venga superato il test di ingresso”.
Ma come, caro professor Tabellini, rettore bocconiano, scovate due genietti della matematica – con la letterattura a bizzeffe che è stata scritta sulle caratteristiche intellettuali degli ésprits mathématiques – tanto che siete disposti ad abbonargli diverse migliaia di euro, e poi li sottoponete alle forche caudine dei test?
Talvolta anche il dinamismo bocconiano, probabilmente nelle pieghe della burocrazia, si appanna: il test d’ingresso, grande leva meritocratica negli intenti, diventa un feticcio. A cui sacrificare, eventualmente, anche due genietti dei numeri.
