Cosa insegna Obama
C’è una lezione per l’università italiana dall’ascesa di Barak Obama? Sì, quella che il diritto allo studio è una cosa seria.
Grazie alla discussa Affirmative action, la norma che negli Stati Uniti riserva quote alle minoranze, il figlio di un studente-immigrato keniota è arrivato sino ad Harvard, un luogo dovestudiare costa 50mila dollari all’anno circa.
Da noi, ancora oggi, centinaia di migliaia di giovani (e di famiglie) anche se lo volessero o avessero le capacità, non possono permettersi di studiare alla Bocconi.
In Italia, le politiche di diritto allo studio offrono borse scarse che spesso, troppo spesso, sono appannaggio di furbetti ed evasori totali o parziali.
E fa anche riflettere che, nel dibattito politico italiano, siano non pochi a scagliarsi contro l’università di massa o, peggio, l’università sotto casa. Affermazioni a cui è sottesa l’idea che la formazione superiore non possa essere che di pochi.
Cosa ne pensate?

5 novembre 2008 alle 11:14
Beh, ma l’università non è il solo posto dove, da noi, si faccia fatica ad affermare il merito dei giovani. E in politica? e nelle imprese? e nei giornali?
5 novembre 2008 alle 11:26
Stra d’accordo. Lavorando dal lontano 1986 sotto vari ‘padroni’- multinazionali, Stato, non profit e giornali – posso certificare che il problema del merito è strutturale.
Anche se non possiamo farne un feticcio.
5 novembre 2008 alle 11:32
No, per carità, nessun feticcio o scusa per non impegnarsi. Anzi. Solo un’amara presa d’atto…
5 novembre 2008 alle 11:41
sì come si deve prendere atto che c’è un problema di misurazione di merito. Abravanel,nel suo bel libro “Meritocrazia”, fa l’elogio del sistema americano, tutto basato sui test.
Più modestamente, credo che da noi sia un problema culturale: una volta, nell’università italiana ma anche in molti altri ambiti, c’era una moral suasion che impediva o mitigava gli effetti devastanti di certo familismo.
Ora mi pare sia saltato il tappo…
5 novembre 2008 alle 11:44
Cosa insegna Obama? Se non vado errato in campagna elettorale ha detto che vuole dare più soldi all’istruzione…C’è una certa differenza con il governo italiano
5 novembre 2008 alle 12:38
Decisamente contro l’università sotto casa, se non ha la forza di avvicinare lo studente all’impresa, alle istituzioni, ai circoli culturali lontani da casa.
5 novembre 2008 alle 13:10
Domenico, vecchio americanista, ha ragione. Pero’, dico a Marco, che contestare l’università significa ri-porre la questione del diritto allo studio. Lo studio alla Bocconi da fuorisede oggi è possibile solo per i figli delle famiglie benestanti.
5 novembre 2008 alle 13:11
dimenticavo: l’università sotto casa è sempre sinonimo di scarsa qualità.
Ma è poi vero?
5 novembre 2008 alle 16:14
Mi sembra che di frasi fatte e slogan in questi giorni se ne siano letti troppi…D’altra parte, spero che uno come Obama, sempre in maniche di camicia, ’ste maniche se le voglia rimboccare!
5 novembre 2008 alle 16:18
Chiarisco il concetto sulla qualità. Da cosa dipende? Non certo dalle distanze chilometriche dalla propria residenza…però è ovvio che la qualità è data dalla stretta vicinanza con la ricerca e si possono allontanare solo alcune attività didattiche di base, o di ingresso, dal “cuore” pulsante dell’Università, altrimenti si rischia di avere un liceo sotto casa e non un’Università.
5 novembre 2008 alle 16:24
Ipotizzando di poter rimettere in sesto le università, di renderle in effetti maggiormente autonome finanziariamente e di avviare un sistema di reclutamento all’anglosassone maniera, secondo me sarebbe necessario contemporaneamente aumentare le tasse – anche per evitare a chi non è motivato di rilassarsi da fuoricorso – ed estendere notevolmente i diritti allo studio per chi ha un basso reddito e un alto merito.
5 novembre 2008 alle 17:10
Perfettamente d’accordo con Silvia. Aumentare le tasse o tagliare i fondi (che porterebbe a un aumento delle tasse)?
5 novembre 2008 alle 17:25
Obama credo possa insegnare poco a noi italiani. Dall’America siamo sempre stati distanti anni luce. L’abbiamo sempre demonizzata o scimmiottata a seconda delle diverse epoche e dei diversi orientamenti politici ma non siamo mai riusciti a trarne lezioni utili. Detto questo il problema non è dove si trova l’università ma cosa offre. Oggi in Italia le università sono come gli aeroporti. Tutti vogliono la propria sotto casa ma poi se si va a vedere cosa offrono, le cose non cambiano più di tanto. A mio avviso si dovrebbe diversificare l’offerta sul territorio valorizzando le peculiarità del territorio stesso lasciando pochi centri di eccellenza per gli insegnamenti tradizionali.
5 novembre 2008 alle 18:35
pochi centri specializzati potrebbero portare ad un offerta forse migliore, ma ciò non si scontra con il discorso “diritto allo studio per tutti?” pochi centri = pochi posti,o comunque meno di quelli oggi disponibili; ci sarebbe, anzi c’è già, tutta la tematica relativa alla residenza per gli studenti: a Milano l’affitto in nero a prezzi osceni la fa da padrone; quante cose si dovrebbero sistemare…
con l’obiettivo di avere un’offerta formativa ampissima, le università si inventano corsi di laurea che valgono poco nulla… a mio avviso è qui il problema, tanti corsi di medio-basso valore…
5 novembre 2008 alle 19:23
Senza bisogno di arrivare alla Bocconi.. c’è chi ha difficoltà a iscriversi alla tanto famosa “università sotto casa”, che poi sotto casa non è mai. C’è sempre un treno, un autobu, una metro da prendere per raggiungere la facoltà. E poi le tasse, i libri e chi più ne ha più ne metta…
5 novembre 2008 alle 19:26
Qual’è il futuro dei giovani di oggi??qual’è l’università che gli si prospetta davanti?purtroppo non abbiamo la sfera di cristallo ma da come si stanno mettendo le cose, personalmente, sono molto preoccupato…
è giusto protestare ma personalmente sono contro all’occupazione degli edifici universitari;è vero c’è la libertà di parola e di manifestare ciò che uno pensa, ma esiste anche il diritto allo studio!
ma questo diritto allo studio come potrà essere garantito se continuano a effettuare tagli finanziari?
un domani potremo scordarci delle borse di studio;e in una visione super-pessimistica la chiusura delle università.
inoltre, non ci dovrebbe essere la divisione politica per combattere questa battaglia ma dovremmo essere tutti uniti; destra e sinistra.
perchè il diritto allo studio è un diritto fondamentale dell’uomo.
5 novembre 2008 alle 21:45
Sono d’accordo con l’idea che lo studio è un diritto fondamentale che lo Stato deve garantire a tutti. Ma non possiamo prendere ad esempio le università anglosassoni. I loro sistemi sono troppo diversi dal nostro. Ed è diversa anche la mentalità: gli studenti americani cercano di accaparrarsi il posto nelle migliori università preparandosi già durante gli anni della high school, chi con lo studio, chi lavorando per mettere i soldi da parte, chi approfittando del talento sportivo per mettersi in luce coi vari reclutatori. Non bisogna poi dimenticarsi che il merito del loro sistema ben funzionante non va attribuito solo allo Stato, ma soprattutto alle cospicue donazioni che ogni anno ex studenti o benefattori di ogni genere lasciano alle università. Da noi dove si può trovare qualcosa di lontanamente simile? In Bocconi, forse. Dove però gli sponsor pretendono di mettere becco negli insegnamenti (fonte del corpo docente). Le nostre università stanno affondando nei debiti, lo Stato italiano non ha soldi per pagare le pensioni, figuararsi se punta all’istruzione (abbiamo politici settantenni, cosa possono capire loro dei nostri problemi?). E’ tutto un sistema che non va, dalla riforma che si è rivelata fallimentare (a cosa serve avere una laurea triennale quando il mondo del lavoro ancora crede che si tratti di una laurea breve?), alla proliferazione di corsi inutili, al fatto che se escono ogni anno centinaia di dottori in legge o in scienze della comunicazione, è normale che non ci sia lavoro per tutti. Concludo con una provocazione: ma chi l’ha detto che tutti devono avere il diritto di fare l’università? Se l’unico scopo è parcheggiarsi per minimo cinque anni ritardando gli esami senza giustificazione plausibile, forse non sarebbe male avere test di ammissione molto più severi ma che, al posto di valutare la capacità di risolvere un rebus, valuti invece la determinazione di una persona, la sua attitudine a quella materia (ma sono davvero convinti che un test di cultura generale stabilisca se una persona sarà in grado di fare lo psicologo?) e la sua volontà a riuscirci in breve tempo. Utopia? Forse, parlando di Italia. Ma si può prendere in prestito il motto del nuovo presidente degli Stati Uniti: Yes, we can (us too).
5 novembre 2008 alle 22:48
Talvolta ho l’impressione che si crei un equivoco sul concetto di “diritto allo studio per tutti”, per altro ampiamente sviscerato nel dibattito sul numero programmato giudicato da molti come incostituzionale. Nell’articolo 34 il costituente, nel disporre che la scuola è aperta a tutti, aggiunge anche che hanno diritto ad accedere ai gradi più alti degli studi, cioè all’università, “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi” (comma 3). Ritorna dunque il concetto della meritocrazia, che, a mio parere, squalifica l’idea di un egualitarismo indiscriminato: se ci sono studenti meritevoli significa anche che ce ne sono altri meno motivati e si dovrebbe semmai perfezionare il sistema del diritto allo studio, il criterio di assegnazione delle borse, dei prestiti d’onore, delle convenzioni per gli alloggi, ecc. per garantire una continuità nella formazione a chi è seriamente disposto a rimboccarsi le maniche. Certo, se poi i fondi si tagliano e basta senza introdurre parametri di valutazione diversi, diventa difficile assegnare le risorse, anche a chi se lo merita. Per quanto riguarda le università sotto casa, concordo sul fatto che il problema stia nella qualità degli insegnamenti più che nella posizione degli atenei, ma il numero sempre maggiore di sedi universitarie influisce anche sulla bontà dell’offerta. Inoltre si moltiplicano corsi e facoltà che poi non trovano un corrispettivo reale nella domanda del mercato. Molti di questi producono laureati che non si sa dove mettere, perchè il mondo del lavoro riesce ad assorbirne solo un tot. Sarebbe bello che oltre a premiare il merito si facesse anche informazione corretta sugli sbocchi reali dei percorsi, perchè sentire che esiste una in “benessere del cane e del gatto”, francamente mi sembra ridicolo. Senza nulla togliere ai cani e ai gatti, al benessere degli studenti che si iscrivono a quel corso, poi, chi ci pensa?
5 novembre 2008 alle 23:11
“Qual’è il futuro…”. Due post più sopra. Qual è si scrive senza apostrofo. Ci può stare anche questo commento qui?
6 novembre 2008 alle 10:29
Leggo oggi dalle pagine del Corrierone nazionale che “il primo donatore della campagna elettorale di Barack Obama è la University of California, con ben 909.283 dollari. Harvard è terza. Il sistema universitario americano ha donato a Obama complessivamente circa 20 milioni.
Certo non spero che un giorno anche in Italia le Università arrivino a finanziare le campagne elettorale. Di sicuro il fatto in sè è indice di due cose:
1)Le università americane hanno talmente tanti soldi da permettersi di investirli perfino in politica.
2)In America la formazione è davvero un investimento e Barack Obama deve aver assicurato investimenti in formazione e ricerca ENORMI
6 novembre 2008 alle 10:31
Ma ve la immaginate la Bocconi o la Luiss che finanziano Veltroni o Berlusconi?!
HA HA HA!!!
6 novembre 2008 alle 10:40
Mi scappa un parallelo fra istruzione e turismo. Penso a quando in città come Venezia si storce il naso nei confronti del “turismo di massa”. Quello di chi mangia nei fast food e non fa acquisti nelle boutique. Come se loro, i “pezzenti”, non avessero il diritto di accedere alla beltà di piazza San Marco.
Lo stesso vale per le università. Numero chiuso, rette costose, lontane da casa. Solo se hai i soldi. Di mamma e papà.
Condivido con voi lo stralcio di un comunicato stampa che illustra i risultati di una ricerca sul lavoro: “A sorpresa emerge che gli italiani rifiutano lavori con stipendi bassi e poca tutela dei diritti (32%)”.
Avete capito che originali gli italiani, che pretendono stipendi dignitosi e la tutela dei loro diritti???
l
6 novembre 2008 alle 10:56
Beh, a giudicare dai commenti – tutti molto pertinenti – il tema è vivo, vivissimo.
Settimana nuovo vado alla Luiss a intervistere il direttore generale Celli.
Girerò a lui un po’ di suggestioni.
Vi tengo informati.
6 novembre 2008 alle 10:59
Dimenticavo: SiMo ha ragione. Anche l’università sotto casa può non essere alla portata di tutti. Presto, su Campus, un’inchiestona sul diritto allo studio… reale.
6 novembre 2008 alle 13:22
Per Chiara. Lungi da me difendere l’indifendibile esplosione dei corsi, pero’ questa cosa del benessere del cane e del gatto va chiarita.
Veterinaria canina e felina suona meglio?
Nella pubblicistica gelminiana fioriscono molte leggende nere. Occhio a distinguere il grano dal loglio
6 novembre 2008 alle 13:50
Caro Giampaolo,
mi spiace ma sono in disaccordo con te. Ho studiato in Bocconi (laurea 2003), ho visto tanta gente avere la borsa di studio e non pagare le tasse universitarie. Gente appartenente alla classe media/medio bassa. E stiamo parlando di un’universita’ privata. Parliamo anche della Pubblica che invece di esser gratis, e’ a pagamento! E per quali servizi (a volte veramente scadenti, con la scusa che non ci sono soldi). Ricordo che ci sono Paesi, tanti, in cui l’universita’ pubblica e’ gratis e funziona benissimo (e qui cito il Brasile che non e’ propriamente un Paese avanzato come l’Italia). Ammetto, sono molti i punti da discutere, ma non prendiamo la Bocconi come simbolo del capitalismo che si dimentica di chi non ha le opportunita’ finanziarie, perche’ non e’ cosi’.
6 novembre 2008 alle 17:42
Paola non mi fraintendere. In questione non è la Bocconi ma il diritto a poterci studiare, anche quando la propria famiglia non possa pagarti la retta né il mantenimento a Milano.
Ovviamente a condizione di merito: ciò essendo bravi quanto basta.
Secondo me, oggi, in Italia, questo diritto non c’è o ne esiste solo un simulacro.
E questo ovviamente non dipende dalla Bocconi.
Che poi, per alcuni (pochi) studenti (e si può anche capire quanti) questo sia possibile, è un fatto di cui si può solo gioire.
6 novembre 2008 alle 20:00
Ultim’ora: nel decreto di urgenza approvato dal governo nel Consiglio dei ministri di oggi, nuovi fondi per il diritto allo studio, in modo da fornire borse ai 40mila studenti aventi diritto ma, sino ad oggi, esclusi per mancanza di fondi.
E dire che i fondi per il diritto allo studio erano stati una delle poste tagliate nella bozza di Finanziaria.
Sarà la lezione di Obama?