L’incredibile Calderoli
Dovremo ringraziare lui, l’inventore della “maialata”, la riforma elettorale poi ribattezzata “porcellum”, se si apre un dialogo sull’università?
Roberto Calderoli, uno dei volti più discussi della Lega, ha rilasciato ieri a Repubblica un’intervista da incorniciare: l’università deve essere un tema bipartisan per la politica italiana, dice in sostanza. E, salutando la mutazione da decreto a disegno di legge della prossima, ennesima, riforma, invita ad aprire il dialogo con Veltroni e il Pd.
In questo bailamme, dalle valli della Bergamasca, patria del ministro della semplificazione, arriva una nota di ragionevolezza che, nella vicina Brescia, terra natia di Mariastella Gelmini, pareva essersi perduta.
Data: 4 novembre 2008
Tags: Calderoli, Finanziaria, Gelmini, Lega Nord, Partito Democratico, porcellum, Repubblica, università
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4 novembre 2008 alle 11:10
Se uno fa “UNA MAIALATA” non può proporre il dialogo? Leggo un pizzico di pregiudizio…
4 novembre 2008 alle 11:23
http://milano.repubblica.it/dettaglio/Universita-lallarme-del-Politecnico-Dopo-i-tagli-rischiamo-la-chiusura/1538574
4 novembre 2008 alle 15:17
Nessunissimo pregiudizio. Anzi. D’altraparte, in quell’intervista, proprio Calderoli ammette la ‘porcata’ e lo sbaglio ‘elettorale’.
Per essere chiaro: viva Calderoli e tutti quelli che riusciranno a trasferire su un terreno superpartes l’università e l’istruzione in genere
4 novembre 2008 alle 20:33
Ammetto di non essere tra i fan sfegatati del ministro Calderoli, ma se le sue proposte possono servire a risvegliare la politica a proposito del delicato tema dell’università.. bhe allora che ben vengano queste proposte!!
4 novembre 2008 alle 21:34
Solo da laureato alle prese con l’inserimento lavorativo riesco a vedere cosa va cambiato nell’università italiana.
I titoli di studio universitari devono perdere il loro valore legale perché il loro valore di mercato l’hanno perso da un pezzo. Sono i professori ad aver bisogno del valore legale del titolo di studio, per far iscrivere più studenti ai corsi.
In oltre, se in tutte le facoltà ci fosse stato il numero chiuso tanti ragazzi non avrebbero perso tanti anni invano, e se ci fosse l’obbligo di rimanere in pari con gli esami ci si laureerebbe tutti molto prima. Anche qui, a beneficiare del fenomeno di massa dei “fuoricorso” è la casta dei docenti. Percorsi di studio più lunghi (dai 4 anni del vecchio ordinamento ai 3+2 del nuovo), fanno aumentare gli studenti iscritti, caratteristica essenziale per un ateneo che vuole ricevere tanti contributi dallo stato.
4 novembre 2008 alle 22:21
A Firenze come ben sai caro Giampaolo del “maiale un’ si butta via nulla”, tantomeno le parti più buone. Ecco, questa non mi sembra affatto male. A volte meglio la ragionevolezza volgarotta dell’algido pensiero. Insomma candido Calderoli a ministro dell’Istruzione sì…però lombarda.
4 novembre 2008 alle 22:21
E’ indubbio che qualcosa nell’università italiana non funzioni. Sono laureato e credo di conoscere abbastanza bene l’università. La logica ci dice che per risolvere i problemi, o almeno tentare di farlo, occorre collaborazione fra le parti. Quando accade questo? raramente. Se almeno a parole qualcuno invita a farlo, chiunque sia, Calderoli compreso, credo sia giusto riconoscergli merito. Per una volta anche il ministro leghista sembra gettare acqua sul fuoco.
4 novembre 2008 alle 23:06
L’acqua sul fuoco è ormai evaporata tutta…
5 novembre 2008 alle 00:07
il dialogo sembra l’unica soluzione possibile per uscire da questa situazione preoccupante: speriamo non sia troppo tardi!
il punto è: la Gelmini è disposta al dialogo? a me non sembra; l’assenza all’inaugurazione del Politecnico di Milano è stato, a mio avviso, un segnale in questo senso
5 novembre 2008 alle 00:36
Ho sentito dire che arriveranno sostegni statali anche all’ippica: è vero o ho capito male? Altrimenti, tutti noi ricercatori possiamo anche dedicarvici…
5 novembre 2008 alle 10:21
Ribadisco. Evviva Calderoli se vede la politica, da destra a sinistra, cercare soluzioni bipartisan su terreni come questi.
La Gelmini assente al Politecnico – ma assente un po’ dappertutto – non è un bel segnale, concordo con Walter.
Anche perché, con tutto che la protesta è talvolta fortemente ideologizzata, non mi pare proprio violenta.
5 novembre 2008 alle 10:58
Ben vengano le aperture al dialogo e il superamento del muro contro muro bipolare. Evidentemente le proteste e le mobilitazioni servono ancora a qualcosa. Penso però che questa parziale retromarcia del governo, più che da un ripensamento sia dettata da motivi di opportunità: hanno una solida maggioranza e non hanno interesse ad alzare il livello dello scontro. Niente di male, beninteso, è una strategia più che legittima. Solo, invito tutti quelli a cui questa riforma non piace a non abbassare la guardia perché penso che proveranno a farla passare, sostanzialmente immutata, non appena le acque si saranno calmate (e l’attenzione mediatica sarà concentrata su qualcos’altro).
5 novembre 2008 alle 17:30
La legge elettorale è una schifezza e la prova sta nel fatto che tutti i politici dicono, a parole, di volerla cambiare e poi invece nessuno mi sembra si stia adoperando più di tanto… Detto questo sull’Università, la ricerca e più in generale la scuola la Lega, come in altri campi, sembra avere idee nuove e non così peregrine. Peccato che poi la forma e il tono con cui venono proposte e promosse sono al limite della vergogna per un Paese che si dichiara democratico..Sì al dialogo ma se uno non sa parlare e l’altro non sente….
6 novembre 2008 alle 11:00
Per Francesca. Ma gli aiuti statali all’ippica c’azzeccano?
6 novembre 2008 alle 11:01
Dimenticavo: grande, grandissimo Enrico Monteserra. Del maiale non si butta niente!