La laurea? Rende sempre meno
Lo sapevamo un po’ tutti ma vederlo certificare da alcuni studiosi deprime ancor di più.
Il rendimento del titolo di laurea, in termini di remunerazione, è in diminuzione progressiva.
Lo spiegano Paolo Naticchioni, Andrea Ricci e Emiliano Rustichelli, ricercatori, in un articolo per laVoce.info, il portale di approfondimento economico e sociale fondato da Tito Boeri.
I tre studiosi hanno analizzato i dati di Banca d’Italia sulla ricchezza delle famiglie.
La ricerca dimostra come i rendimenti dei titoli di studio di livello universitario (e di scuola media superiore) tra il 1993 e il 2004 siano diminuiti in modo “consistente e statisticamente significativo”.
In particolare, si riduce la forbice fra chi ha la laurea e chi ha titoli inferiori.
Il differenziale fra chi è dottore e chi ha la sola licenza elementare, per fare un esempio, “si riduce lungo l’intera distribuzione dei salari, con una diminuzione che varia dal 39 per cento in corrispondenza del decimo percentile al 18 per cento in corrispondenza del novantesimo percentile”.
Discorso analogo, dicono i ricercatori, anche quando si utilizzano informazioni più dettagliate sulla tipologia della laurea conseguita.
“La diminuzione dei rendimenti dell’istruzione è evidente per le lauree umanistiche e professionali”, scrivono, “mentre per le lauree scientifiche i rendimenti, pur riducendosi nel tempo, non manifestano una variazione statisticamente significativa”.

4 novembre 2008 alle 22:15
sarà pure dimnuita la differenza in termini di remunerazione, ma il famoso pezzo di carta è ancora molto importante per fare carriera all’interno di una grossa azienda come la mia; cioè se sei laureato il passaggio ad un livello superiore è quasi automatico, se non lo sei devi fare tutta la gavetta. Ed io che volevo fare lingue, ma non me lo potevo permettere, cerco soddisfazioni nella famiglia, nei miei hobby ecc ecc. ciao miky
4 novembre 2008 alle 22:33
1°
Miky, se è vero quello che dici, scrivi per quale “grossa azienda” lavori che mando subito il curriculum
2°
In tante “grosse aziende” italiane se sei laureato ma non lecchi i piedi di nessuno non vai da nessuna parte e intanto i furbi figli di QUALCUNO, parenti di QUALCUNO, amici di QUALCUNO diventano dirigenti anche senza aver studiato
…ecco come stanno le cose…non prendiamoci in giro
5 novembre 2008 alle 00:22
non mi sono mai piaciute le frasi fatte, ne i lugohi comuni che vengono buttati lì ogni volta; non dico che non ci siano i raccomandati, però bisogna sempre lamentarsi?
nelle mie diverse esprienze lavorative, alcune occasionali con contratti brevi, pur essendo un “signor nessuno” venivo continuamente richiamato non certo perchè figlio di qualcuno, ma per l’impegno sul lavoro: l’azienda di chi ha bisogno? di chi si impegna o di chi, con una laurea in mano, si crede superiore? prendiamo questo benedetto pezzo di carta che comunque varrà di meno ma rimane un grandissimo traguardo personale, e poi buttiamoci nel mondo del lavoro con la voglia di far gavetta per un pò: o forse è proprio qui il problema? il neolaureato che vuol subito il maxi stipendio?
5 novembre 2008 alle 08:54
Be’ il denaro è importante, non si può non ammettere, ma è solo questo il fine di un percorso universitario? Il famoso pezzo di carta non credo debba legittimare nessun tipo di stipendio, è abbastanza implicito però che chi ha più risorse riesca ad affrontare le problematiche del lavoro con minori difficoltà e maggiori soddisfazioni. Credo che l’università sia una grossa opportunità per accrescere il proprio sapere, che permetta un continuo confronto con gli altri e di conseguenza una grande apertura mentale, che offra a chi è in grado di recepire strumenti preziosi per il proprio futuro che vanno aldilà della semplice nozione imparata. Una grande opportunità di crescita ma non certo solo un traguardo ragggiunto. Poi si dovrà affrontare il lavoro…
6 novembre 2008 alle 13:30
Triste ma realista. Finalmente qualcuno lo mette per iscritto con dati e statistiche alla mano.
Nota negativa: pare che non abbiamo un gran presente (e neanche un gran futuro).
Nota positiva: siamo una generazione ricca di cultura e conoscenze, siamo pronti a usare tutto questo non appena ne avremo la possibilita’.
Purtroppo (o per fortuna) sono un’inguaribile ottimista e so che prima o poi tutte conoscenze avranno non solo un impatto positivo nella nostra vita ma anche nel nostro Bel Paese.