Gelmini, l’inutile intervista
Stamane la prima pagina del Corrierone ci aveva fatto sobbalzare. Strillava infatti l’intervista al ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini: “Lo sciopero è un rito, niente tagli alle università“, concessa al bravo Marco Cremonesi.
In via Solferino ce l’hanno messa tutta con la titolazione ma putroppo l’intervista non contiente niente di nuovo. I soliti fervorini sull’eredità del brutto mondo cattivo lasciato dalle sinistre – con tanti saluti alla lunga stagione morattiana -, i soliti generici appelli al merito.
Di nuovo c’è, forse, la certificazione ministeriale sugli studenti universitari di destra: “Continuano la loro decennale battaglia contro i baroni”, dice Gelmini che evidentemente, oltre a fare il ministro si incarica anche di custodire l’ortodossia pidiellina, visto che giorni fa, intervenendo alla Fondazione Magna Charta del professor Gaetano Quagliarello, aveva esortato i docenti d’area a “tirar fuori gli attributi”.
Sul punto delle risorse per l’università in Finanziaria, la ministro si limita a dire che “per il 2009, non si prevedono particolari tagli”.
Evidentemente i 133 milioni indicati nel provvedimento (48 sul Ffo, 65 dirittio allo studio e 20 per gli istituti di cultura) sono bagatalle.
Un’arroganza sconcertante, quella di questo giovane avvocato bresciano. Sta come un soldatino a difendere la manovra che Giulio Tremonti, vero dominus della vicenda, ha disegnato con la legge 133/08. Ma lo fa con il peggior armamentario propagandistico.
È ormai chiaro che la fatica del riformismo non la vuol fare.
Peccato, perché di riforme l’università italiana ha urgente bisogno.

3 novembre 2008 alle 11:01
“SE UNEN A SUS COMPAÑEROS EN ROMA”
Gli studenti italiani a Madrid si uniscono ai loro compagni in Italia, questo è uscito in questi giorni nei giornali spagnoli. Centinaia di ragazzi e professori si sono riuniti di fronte all’ambasciata italiana per protestare contro la legge 133.
Dicono del “deja abandonada a la enseñanza pública”.
Gli studenti Erasmus (el programa europeo de intercambio de estudiantes) insieme con i professono mettono l’accento sul proprio malessere. “Vogliamo che la nostra voce arrivi fino in Italia e stiamo preparando una piattaforma su Facebook per mobilizzare gli studenti che vivono fuori dal proprio paese” assicura Sandro Giachi,studente di Scienze Politiche a la Universidad Complutense.
A Valencia dicono “In Italia C’è UNA MANCANZA DI DEMOCRAZIA, E QUESTA è LA CONSEGUENZA”
Anche gli altri paesi europei e gli studenti italiani in paesi esteri lottano contro la 133 e per la possibilità di unreferendum abrogativo.
4 novembre 2008 alle 09:44
Cara Michela,
digli ai ragazzi di Valencia di star tranquilli: da noi la democrazia non manca.
Mancherebbero dei politici seri – a destra come a sinistra – e un po’ piu’di partecipazione e serieta’. Nell’universita’ e non solo.
Lucio