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La sera scendevamo al bar Fiasco

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Che l’affare della 133 si ingrossi lo si capisce bene dal fatto che anche l’Istituto Universitario Europeo di S.Domenico di Fiesole (Firenze) si muove.

Struttura europea d’élite che ospita decine di giovani ricercatori da tutto il Vecchio Continente, lo IUE ha coltivato storicamente una supponente separatezza da Firenze e dalla sua università.

Dei ricercatori che vivono e lavorano su uno dei più bei colli della città del giglio si sa poco. Alla fine degli anni ‘90, fece scalpore una catena di suicidi, che ne coinvolse tre.

Ebbene, dopo una prima assemblea l’altro ieri, all’interno del Bar Fiasco (autogestito), cui hanno partecipato una cinquantina di persone, in queste ore, dottorandi e ricercatori sono nuovamente in assemblea.

Data: 23 ottobre 2008
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15 Commenti a “La sera scendevamo al bar Fiasco”

  1. amelia scrive:

    it’s not true that EUI has isolated itself from Florence or the University in Florence.

    In fact, the EUI researchers really try to get involve in the activities of the city or of the university, but it is impossible.

    Even if the EUI researchers have been knocking at the Florentines door, there has been always SILENCE!

  2. Vita scrive:

    perche sempre questo discorso che l’IUE si ‘coltiva’ una separatezza dagli altri? Da che fondazione viene questa idea? Io collaboro con l’iue come ricercatrice straniera da quasi 10 anni e l’iue non mi e mai sembrato un posto con l’ego e senso di superiorita che sento cosi spesso gente di fuori acusandolo, non piu di altri centri di ricerche. Questo discorso e uno di semplicista convenienza da parte di persone ignorante e insicure. Anche il discorso dei suicidi: Non ci sono piu della media in qualunque posto. Anche li, il discorso suona piu di sensazionalismo che giornalismo professionale

  3. Alice scrive:

    Quando si parla del istituto europeo bisogna esser attento a fare la differenza fra i ricercatori, i professori, e la direzione. Per quanto riguarda i ricercatori, ce sempre stato un grupo che discute e partecipa in dibattiti che concerne non solo la societa italiana pero anche quella in generale. E spiacevole che sia soltanto ora che certi giornalisti fanno attenzione a loro. Io, come ricercatrice durante i inizi 2000, ho avuto l’occasione di osservare quanto i ricercatori del IUE erano presenti nel social forum europeo a Firenze, e anche a Genova. Prego a certi giornalisti di fare il loro lavoro piu in fondo prima di construire false imagene

  4. Giampaolo Cerri scrive:

    Cari ricercatori e dottorandi ma perché non leggete le parole, anziché leggere tra le righe?
    Perché dal vostro intervento si evince che ci deve essere evidentemente un nervo scoperto.
    Perché tirate subito in ballo la professionalità altrui? Qualcuno ha messo in discussione la vostra?
    I suicidi? E’ stato un fatto, uno dei pochi, che ha fatto parlare dell’Istituto. Un fatto drammatico senza il quale, forse, qualcuno avrebbe addirittura ignorato l’esistenza stessa dell’IUE. Perche’ affrettarsi a dire che siamo nella media??
    Il concetto di ’supponente separatezza’ – eventualmente dell’istituzione non certo dei ricercatori – si attaglia benissimo al tenore dei vostri risentiti post (almeno quelli di Vita e di Alice).
    Che ci sia dell’altro lo spiega l’intervento di Amelia: è Firenze che è isolata, che non apre le porte, non la Badia Fiesolana.
    Cercheremo di spiegarlo meglio su Campus

  5. Paolo scrive:

    Caro Cerri,

    non trova singolare che una qualche “supponente separatezza” dell’IUE venga denunciata da una rivista il cui editore Class si definisce «La casa editrice leader nell’informazione finanziaria, nel lifestyle, nella moda e nel lusso per l’upper class»? (http://www.classeditori.com/)

    Invece d’immaginare nostri nervi scoperti, perché non provvede a correggere le informazioni scorrette presenti nel suo post?
    1. Siamo 500, non decine
    2. la supponente separatezza o lei ce la dimostra in qualche modo, o si dimostra non essere altro che un suo ghiribizzo;
    3. ha linkato il blog di “IUE in movimento” alla parola “bar Fiasco”, quando in realtà le abbiamo comunicato a più riprese che il movimento semplicemente si è riunito alcune volte presso questo nostro bar, ma è in realtà distinto da esso.

    Le saremmo grati se volesse correggere questi errori; non potremmo mai tollerare che l’upper class venisse tenuta all’oscuro della realtà…

  6. Giampaolo Cerri scrive:

    Gentile Paolo,

    ‘denunce’, ‘informazioni scorrette’, ’siamo in 500′, addirittura la upper class: ma lei, scusi, che guerra sta combattendo, in quale trince s’affanna?

    Avete una percezione del reale davvero singolare.

    Soprattuto non mi si chiarisce il fatto che vi risentite voi e non l’istituzione.

    Mahh… Aspetto di leggere su Campus, il servizio dell’ottimo Fedeli.

  7. Marinella scrive:

    gentili tutti,
    > ho resistito un po’ a decidermi. ritengo di poter sottoscrivere in
    > pieno le osservazioni del collega Paolo e ribadisco che mi sono
    > sentita profondamente offesa per la descrizione che Ú stata fornita
    > dell’istituzione a cui appartengo nonchÚ del profilo dei ricercatori,
    > stilato in modo assai frettoloso, come confrmato dagli errori sui dati
    > fattuali.
    > Inoltre, a me che sono un “vecchio” ricercatore al V anno, l’articolo
    > Ú parso riecheggiare quasi letteralmente un altrettanto vecchio
    > articolo apparso su La Repubblica in occasione di un terribile
    > episodio che aveva visto coinvolto uno sfortunato collega.
    >
    > A parte ciò, sulla questione della separatezza dell’IUE dal resto
    > della città , mi sembra che porre l’enfasi sul punto sia distorcere i
    > fatti in modo oggettivo.
    > L’istituto ed i ricercatori hanno, a titolo istituzionale ed a titolo
    > personale, vari rapporti di collaborazione con molte istituzioni
    > accademiche private e pubbliche. Ci sono rapporti di costante
    > collaborazione con le università americane presenti a Firenze,
    > nonchÚ con l’università di Firenze, l’università di Pisa e da
    > ultimo anche con l’Istituto di eccellenza di Lucca. I ricercatori
    > partecipano peraltro alla vita associativa studentesca anche
    > fiorentina con molte modalità , ad esempio con la partecipazione al
    > cus, al coro dell’Università di Firenze etc.. Quanto alla visibilitÃ
    > ed accessibilità dei ricercatori nella più generale dimensione del
    > tempo libero (che per noi Ú pochissimo, data la rilevante mole di
    > impegno di studio e di ricerca) siamo stati presenti in associazioni
    > musicali, un nutrito gruppo di ricercatori Ú attivo e partecipa alle
    > attività di tango argentino che varie associazioni organizzano in
    > città ed in toscana in generale, molti di noi sono iscritti al
    > Ciorcolo Canottieri Firenze.. Infine, molti di noi hanno una cerchia
    > di amici fiorentini piuttosto ampia, qualcuno persino rimane A
    > Firenze e qui si sposa…
    > Insomma, conduciamo una vita normale e siamo accessibili nÚ più nÚ
    > meno come ogni altra persona che lavora in una analoga istituzione
    > accademica. Si spieghi,
    >
    > Interpretare lo stile di vita che si vive all’IUE come chiusura e
    > separatezza volontaria Ú oggettivamente fuorviante e offensivo.
    >
    > Mi sembra inoltre poco interessante e poco fondato mettersi a
    > discutere sulle eventuali responsabilità , se siano dei ricercatori o
    > della città , che comunque Ú nota tra le città toscane per la
    > propria chiusura .
    > I ricercatori IUE tutti, anche gli alumni , ricordano il periodo
    > fiorentino e Firenze come molto positivo e tutti amano la città .
    > Il suo intervento si inserisca ” a gamba tesa” in un rapporto che
    > ognuno, chi più chi meno, come normale vive come assai positivo.
    > Peccato che un terzo, Campus, in questo caso, si inserisca tra
    > l’istituto, i ricercatori e la città solo con il fine di rendere
    > difficile un rapporto sostanzialmente positivo.
    >
    > Marinella

  8. Lothar scrive:

    Scusate, non sono fiorentino e conosco poco l’Iue, ma a leggere questo scambio viene da ridere.
    Cari colleghi di Fiesole, godetevi la vostra condizione di notevole privilegio – certamente strameritata – che il meccanismo europeo vi regala.
    Vi dicono che vi fate i fatti vostri?
    Embe?

  9. Giampaolo Cerri scrive:

    Gentile Marinella,
    ma come si fa a pensare che Campus si sia inserito ‘tra l’istituto, i ricercatori e la città solo con il fine di rendere difficile un rapporto sostanzialmente positivo’.
    Continuo ad essere sempre più stupefatto e credo che solo nei Latini si trovi la risposta adeguata, alla sua reazione e a quella dei suoi colleghi: “Excusatio non petita…”

  10. Paolo scrive:

    Gentile Cerri,

    abbiamo molto apprezzato l’incontro con Damiano Fedeli.

    Peccato che invece lei alla fine non sia venuto, come pure ci aveva anticipato… magari ci avrebbe spiegare di persona cosa lei intenda per “supponente separatezza” o quale sia il nostro “nervo scoperto”. Pur non avendo messo piede nel nostro istituto (o almeno qui nessuno ricorda sue visite), dal suo post e dai successivi commenti verrebbe da pensare che lei ci voglia far capire di conoscerlo molto meglio di noi.

    Fedeli le potrà dire quanto l’amministrazione dell’IUE abbia apprezzato il suo post.

    Io sinceramente mi chiedo solo perché lei abbia tanta difficoltà a scusarsi per affermazioni gratuite ed erronee. In ogni caso è lei il giornalista, faccia pure come meglio crede.

    Alla fine le concederei che dell’IUE a Campus ne sapete poco. D’altra parte fra 640 dottorandi di questo istituto (mi scusi, la cifra di 500 che le avevo dato era inesatta per difetto) sono davvero pochi quelli che sappiano dell’esistenza di Campus. In questa minima minoranza mi annovero anch’io. E’ però curioso che sia io sia vari altri colleghi italiani che ricevono da anni la sua rivista non abbiamo mai sottoscritto alcun abbonamento.
    Colgo l’occasione per ringraziarla di tanta munificenza.

  11. Giampaolo Cerri scrive:

    Caro Paolo,
    ho il dubbio che lei, più che studiare all’Iue, in realtà ne sia un dipendente.
    Ma anche in questo caso tanto zelo sarebbe comunque singolare.
    Questa levata di scudi, i toni da orazione civile che lei usa – pretende le scuse?!!! – mostrano come la separatezza di cui si parla a Firenze, e che da cronista ho riferito, è un po’ più che supponente: è davvero arrogante nel senso pieno del termine. Almeno nel suo caso.
    Studi, Paolo, studi. E si rilassi un po’, di tanto in tanto: la vita è bella e Campus non è in guerra con lei, né con l’Iue.

  12. Paolo scrive:

    Caro Giampaolo,

    l’insulto è la fase suprema dell’approssimazione: lei dà informazioni imprecise e chi glielo fa notare è arrogante, sul libro paga di un’istituzione e soprattutto qualcuno che dovrebbe studiare, visto che evidentemente non lo fa.

    E’ possibile che io e i colleghi che hanno protestato non corrispondiamo al modello di studente a cui Campus si indirizza.

    A questo punto cosa potrei mai aggiungere? Potrei solo competere con lei a chi insulta peggio.
    Passo: in questa gara ha vinto lei, non c’è partita.

  13. Giampaolo Cerri scrive:

    Caro Paolo,
    lei continua su un piano surrealtà.
    Non ho detto che è ‘a libro paga’, espressione che si usa per chi è in qualche modo ‘venduto’, ma ho semplicemente osservato che tanto zelo parrebbe degno di un dipendente (magari di ufficio stampa), anziché di uno studente. Ma tant’è.
    Le ricordo che tutta la sua astiosa presa di posizione nasce dal mio post iniziale (che per fortuna è ancora lì), in cui parlavo dell’Iue e non dei suoi studenti.
    Lei, e alcuni suoi colleghi, siete stati da subito fuori tema e lei, in particolare, tantissimo sopra le righe.
    E poi anche il riferimento allo studio.. suvvia, Paolo, smetta per un attimo questi toni predicatòri: fra poco è Natale, la Quaresima è ancora lontana.

  14. Serena Burgisser scrive:

    Giampaolo
    Mi farebbe piacere incontrarLa per scambiare due parole. Come Le ha detto Paolo, Lei non è poi venuto assieme a Damiano su da noi all’ Istituto, e non ha ascolatato le parole del nostro Presidente come quelle dei nostri ricercatori. Srebbe utile anche per Lei che fa questo mestiere conoscere la realtaà universitaria che la circonda. Nel sunto ciò che a noi (parlo a nome dell’ Istituto) da noia è che vengano pubblicate notizie inesatte. Essendo voi una rivista che si rivolge al mondo universitario preferiamo che non parliate erroneamente dell IUE. Ciò è poco professionale.
    Saluti e spero davvero di riuscire ad incontrarLa quanto prima e chiarire questa inutile polemica che non porta a niente.Mi contatti se ha tempo.
    Serena Burgisser

  15. Giampaolo Cerri scrive:

    Gentile Serena,
    vedo che anche lei, addirittura ‘a nome dell’istituto’, insiste sulla professionalità altrui, cosa che mi pare un modo di procedere purtroppo un po’ supponente.
    Ho infatti scritto – e lo si può leggere ancora – che “lo IUE ha coltivato storicamente una supponente separatezza da Firenze e dalla sua università”.
    Lei sostiene che non sia stato così nel passato? Io ho un’idea diversa.
    Lei è convinta che non sia più così, oggi?
    E’ possibile, per questo le ho mandato un giornalista.
    Non so quanti giornali, ogni qualvolta sorga qualche contestazione, siano pronti come
    Campus
    ad inviare qualcuno.
    Dopodiché ho registrato tre-quattro reazioni piuttosto agressive o quanto meno sopra le righe (sono leggibili).
    In particolare, sono stato assediato da un vostro ricercatore che mi ha ingiunto, a più riprese, di rettificare un mio giudizio relativo al passato, di cui – al contrario di questo signore – ho esperienza diretta, essendo nato a Firenze e avendo vissuto a lungo in quella città e avendo lavorato molti anni nel suo ateneo.
    Il resto sono bagattelle: ho parlato di “decine di giovani ricercatori” e in realtà, come protesta Aranha, sono più di 500. Cioè… 50 decine.

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