Bologna, magnifica impudenza
Pier Ugo Calzolari, rettore dell’Università di Bologna a fine mandato elettorale (si voterà per il successore nel giugno prossimo), ha pensato bene che sia arrivato il momento di migliorare la governance del proprio ateneo, il più antico del mondo.
Che cosa ha studiato il Magnifico per modernizzare, sburocratizzare e rendere più efficiente il consiglio di amministrazione dell’Università petroniana? Ma di far fuori la rappresentanza studentesca, evidentemente la zavorra, la pietra di inciampo, il cappio al collo che impedisce all’antico ateneo di librarsi nel firmamento universitario mondiale.
Un pessimo segnale: gli studenti contano poco, pochissimo nel nostro sistema formativo. Della loro valutazione, a differenza di quello che accade ad esempio negli States, non frega niente a nessuno.
Da noi vive di piccole liturgie, di questionari distribuiti a fine corso, con scarsa attenzione all’anonimato. I risultati, e Campus se ne è occupato anche di recente, rimangono nel secreto delle facoltà (salvo poche isole felici) e a nessuno è chiaro l’utilizzo che viene fatto dei dati così raccolti (un accademico rabbuffo ai censurati?). I posti in senato e consiglio, ancorché ultraminoritari, servivano (e servono) a denunciare ciò che non va.
Ora, in nome della new governance, li si vuol tagliare?
Magnifica impudenza.
In difesa del rettore è intervenuto nei giorni scorsi Angelo Panebianco, politologo ed editorialista del Corriere della Sera. E docente dello stesso ateneo.
Conflitto d’interessi?
