
Il rettore dalla Iulm, Gianni Puglisi (qui in una foto attuale e sotto in una più datata), nisseno, classe ‘45, è un vulcano di idee. Prima storico preside a Magistero di Palermo, quindi segretario (socialista) della Cgil Università (ma questo nel suo cv non lo trovate), poi rettore nello stesso ateneo, guida da alcuni anni e con successo l’università voluta da Carlo Bo, oltre ad essere, nel contempo, presidente Unesco per l’Italia e di Fondazione Banco di Sicilia.
La sua gestione dello Iulm è stata segnata da qualche bufera – come la diaspora del sociologo Fabris e dei fabrisiani al S.Raffaele – qualche perla – come l’arruolamento di Abruzzese “strappato” alla Sapienza – e, in ogni caso, un forte dinamismo che ha pagato in termini di iscrizioni e che si è legato ad alcune importanti innovazioni, come la nascita, tra le prime in Italia, della Fondazione d’ateneo.

Istrionico comunicatore, uomo assai diretto tanto da farsi molti nemici, Puglisi ha sempre creduto nell’advertising, in cui ha investito senza remore. Campagne pubblicitarie che hanno talvolta fatto arrabbiare i competitor, come gli atenei milanesi, che lo scorso anno protestarono, perché nel messaggio veniva citato un dato di placement, peraltro di AlmaLaurea, giudicato troppo lusinghiero.
L’ultima trovata del magnifico riguarda il Who’s Iulm degli alumni, ovvero i laureati Iulm. Allegato a Prima Comunicazione di luglio/agosto, mensile specializzato del mondo giornalistico e informativo, i lettori hanno trovato una pubblicazione di 67 pagine, curata da Cantiere di comunicazione, l’agenzia di pr dell’ateneo guidata da Lorenzo Macchi, contenente nominativo e collocazione professionale attuale di 1.000 laureati, dagli anni 1998-2003.
Dentro questo singolare annuario c’è di tutto: dal direttore marketing arrivato, al dirigente di cooperativa sociale.
Sfugge però l’obiettivo ultimo dell’operazione: a chi si vuol comunicare?
Evidentemente non ai futuri studenti, che non leggono Prima; né a quelli in corso (e che invece dovrebbero, se sono alla Iulm). Alle aziende di settore, documentando la validità della preparazione accademica di Via Carlo Bo 1? Complicato.
No, la Iulm parla surrettiziamente (ma nemmeno troppo) ai giornalisti italiani cui vanno le oltre 10mila copie che Prima vende in edicola e sembra dire loro: “Guardate come sono preparati i nostri laureati”.
Strategia interessante, a patto che i costi siano altrettanto.
Solo che la soluzione, certamente innovativa, presta il fianco a qualche polemica, del tipo: ma gli altri 2.937 laureati Iulm (dal ‘98 al 2003), che fine hanno fatto?
Qualche maligno potrebbe pensare che siano tutti a fare fotocopie.
Data: 5 agosto 2008